Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

euro

Nell'Europa in crisi la doppia velocità non è una via d'uscita

Domenica, 05 Febbraio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Chissà se si avvererà la profezia di Ted Mulloch, il nuovo ambasciatore americano venuto a portare pena a Bruxelles, che ha paragonato l'Unione europea a quella sovietica prima del crollo. Sta di fatto che l'uscita di Angela Merkel al termine del vertice che era dedicato proprio alle contromisure da prendere verso i nuovi Stati Uniti, ostili e protezionisti, appare andare nella stessa direzione auspicata dal poco diplomatico ambasciatore. Dal vertice che si terrà in Italia il 25 marzo per celebrare i sessant'anni del Trattato di Roma, ha detto Merkel, potrebbe uscire per la prima volta scritta nero su bianco la formula che sin dall'inizio del progetto di unione monetaria è stata il sogno di alcuni e l'incubo, di altri: l'Europa a due velocità. Nella quale, come nella fattoria degli animali di Orwell, tutti sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri.

Il Paese di Ciampi

Sabato, 17 Settembre 2016

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 17 settembre

Nello stesso giorno nel quale i leader europei si riunivano a Bratislava per cercare di arrestare la crisi verticale dell’Unione, se n’è andato l’uomo senza il quale forse l’Italia non sarebbe a quel consesso nel gruppo di testa. L’ingresso dell’Italia nella moneta unica europea è l’eredità storica di Carlo Azeglio Ciampi, sintesi della sua visione della politica economica e della politica tout court, e anche della continuità del suo operato, dalla Banca d’Italia al governo al Quirinale.

Flessibilità, basta chiederla. Una troika sul post-terremoto

Mercoledì, 31 Agosto 2016

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 31 agosto 2016

In tutt’Europa, dove più dove meno, gli investimenti languono. Dall’anno d’inizio della crisi a oggi, gli investimenti sono scesi, in rapporto al Pil, di quasi tre punti percentuali nella media dell’Unione, di quasi 4 punti in Italia. Da noi la riduzione ha interessato sia le spese pubbliche in conto capitale, che quelle private: in entrambi i casi, la discesa è continuata fino al 2015, cioè anche negli anni della presunta fine della crisi. Dunque gli investimenti servono in Europa, e il taglio di quelli pubblici non ha liberato risorse per quelli privati. Ci sarebbe più di una ragione, sia teorica che storica, per escludere la spesa pubblica per investimenti dai tetti del patto di stabilità.

Grecia, a chi tocca la mossa del cavallo?

Martedì, 07 Luglio 2015

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso (Finegil)

Una vittoria di Pirro per la Grecia o l’inizio di una fase nuova per l’Europa? Il giorno dopo lo storico No dei greci al referendum, le due opzioni restano aperte. Come le “porte della discussione”, per citare la frase con la quale ieri sera Hollande e Merkel hanno concluso il loro vertice e una giornata caratterizzata da una trepida attesa. Una piccolissima apertura. Apparentemente la palla torna nel campo greco: sta a loro, all’eurogruppo di oggi, fare un’altra proposta. Ma nella sostanza la partita la deciderà il campo dei creditori e delle istituzioni europee: il che vuol dire, fuori da ipocrisie di facciata, la Germania e la Bce, che detiene i cordoni della borsa, e ieri sera li ha stretti ulteriormente. Sta a loro decidere se tenere il punto oppure voltare pagina. Tenere il punto significa ribadire che le regole europee non consentono niente di più di quel che è stato offerto finora, e dunque se la Grecia non accetta l’austerità così come dettata dai suoi creditori, non starà più neanche nell’eurozona. Voltare pagina, vorrebbe dire declinare concretamente il mantra che da qualche mese a parole tutti sostengono: l’Europa ha bisogno, subito, di crescita e non di austerità. Gli ostacoli, all’una e all’altra soluzione, sono giuridici, economici, ma soprattutto politici.

In Grecia contanti

Mercoledì, 01 Luglio 2015

E se invadessimo la Grecia? Non con sbarchi e truppe, ovviamente. E neanche con brigate e manifestazioni – che servono, ma andrebbero fatte di qua, dove stanno quelli che decidono. No, dovremmo invaderla di noi stessi, con una guida in mano, un trolley, (eventualmente) un sacco a pelo, e molti contanti in tasca. Altro che articoli e guide su “cosa fare se avete prenotato la vacanze in Grecia”: partiamo, con ogni mezzo, da tutt’Europa.

Euro, l'uscita è a destra

Venerdì, 01 Novembre 2013

Dicono i sondaggi che in Francia il Front National di Marine Le Pen è il primo partito. Qualche settimana fa a Brignoles nelle elezioni cantonali il candidato lepenista ha trionfato col 53% dei voti: certo un dato piccolo, locale, ma che suona come inquietante conferma del trend indicato dai sondaggisti. Trend che dilaga, in Europa: l'ultradestra austriaca è oltre il 20%, quella olandese vicina al 17, i nazionalisti inglesi al 16. I neonazisti ungheresi al 14,8, quelli greci di Alba Dorata – adesso fuorilegge – al 7%.

1,1%

Venerdì, 08 Febbraio 2013

Compromesso nella notte, come si suol dire. Alla fine pare che il bilancio europeo per il 2014-2020 sarà a 960 miliardi di euro. Meno di quello che voleva il parlamento (tanto per chiarire i rapportu di forza), vicino all'obiettivo dei tagliabudget (inglesi, tedeschi e asse del Nord). Di nuovo, una vittoria politica del partito del "meno diamo meglio stiamo". Quello che non si dice però è che stiamo parlando di una disputa sul (quasi) nulla: l'1,1% del pil europeo, a tanto ammonta il budget su cui si accapigliano. Quello dei maggiori stati europei, per dire, è sul 40% del Pil.

L'estate dei due Mari

Mercoledì, 19 Settembre 2012

 

“La pioggia prima che cada”: il titolo del bellissimo romanzo di Jonathan Coe potrebbe sintetizzare l'estate che abbiamo appena lasciato. Caratterizzata dall'attesa di una pioggia imminente, al punto di sentirne l'odore e temerne il rumore. Non la pioggia reale – che in tante parti del mondo i campi hanno atteso invano, restando invece arsi e spogli -, ma quella metaforica a cui ci hanno abituato quattro anni di crisi economica e alti e bassi finanziari. Per l'Europa, era l'attesa del disastro dell'euro, dell'incidente speculativo, della fine continuamente annunciata di una moneta definita “irreversibile”.

Subscribe to euro