Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Europa

Bye bye, vecchie university

Sabato, 25 Febbraio 2017

Articolo pubblicato su Il Venerdì della Repubblica, il 24 febbraio 2017

Qualche dubbio, dopo il voto su Brexit, Alice lo ha avuto. «Mi sono chiesta se restare in un posto che non è più lo stesso». Anche se il posto è Oxford, che oltre a tutte le altre medaglie ha il sesto posto nella classifica mondiale delle università più internazionali. «Ma poi ho deciso: la mia vita è qui finché non mi cacciano». Alice Lazzati è una ricercatrice di ventinove anni e di frontiere non vuole sentire parlare, neanche nel suo campo di studio: a cavallo tra economia e sociologia, da Milano (Bocconi) a Oxford, dove sta finendo il dottorato.

Incognite e rischi eccezionali

Mercoledì, 15 Febbraio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Un clima più disteso nelle trattative con la Commissione Ue, un numeretto dell’Istat che va all’insù, le baruffe politiche che per quanto accese sembrano consentire al governo Gentiloni la sopravvivenza per fare la manovra-bis, adesso, e forse anche la prossima finanziaria: può bastare questo ad allontanare le nuvole dall’economia italiana? Purtroppo la risposta è negativa, se la stessa Commissione nelle sue previsioni d’inverno parla di «rischi eccezionali» che l’Europa si trova a fronteggiare, e se guardiamo gli ultimi numeri dell’Italia in una prospettiva più lunga di qualche mese.

Protezionisti di tutto il mondo...

Sabato, 11 Febbraio 2017

Quest’Europa sta spaventando il mondo, disse qualche anno fa l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama registrando con stupore e paura lo spettacolo della prima, o seconda (dipende dai criteri di calcolo) economia mondiale, quella dell’Unione europea, che si stava incartando sulla crisi greca. Era l’anno 2011, gli Stati Uniti erano usciti dalla loro crisi del debito privato e di qua dall’Atlantico si sceneggiava la crisi dei debiti pubblici. Adesso sono gli Stati Uniti che stanno spaventando l’Europa: il secondo o terzo (anche qui, dipende dai criteri di calcolo) attore del commercio mondiale che sposa e propaganda una politica protezionista, o mercantilista.

Nell'Europa in crisi la doppia velocità non è una via d'uscita

Domenica, 05 Febbraio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Chissà se si avvererà la profezia di Ted Mulloch, il nuovo ambasciatore americano venuto a portare pena a Bruxelles, che ha paragonato l'Unione europea a quella sovietica prima del crollo. Sta di fatto che l'uscita di Angela Merkel al termine del vertice che era dedicato proprio alle contromisure da prendere verso i nuovi Stati Uniti, ostili e protezionisti, appare andare nella stessa direzione auspicata dal poco diplomatico ambasciatore. Dal vertice che si terrà in Italia il 25 marzo per celebrare i sessant'anni del Trattato di Roma, ha detto Merkel, potrebbe uscire per la prima volta scritta nero su bianco la formula che sin dall'inizio del progetto di unione monetaria è stata il sogno di alcuni e l'incubo, di altri: l'Europa a due velocità. Nella quale, come nella fattoria degli animali di Orwell, tutti sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri.

Manovra e voto, il grande puzzle dopo la sentenza della Corte

Domenica, 29 Gennaio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Dal pomeriggio del 25 gennaio, subito dopo la decisione della Corte costituzionale sull’Italicum, lo spread tra i titoli italiani e tedeschi ha ripreso a salire e alla fine della settimana era di 177 punti. Non è un dato tecnico-finanziario, ma politico: vuol dire che diventa sempre più probabile che lo Stato italiano debba pagare di più chi gli presta soldi. E dunque che la spesa per interessi salirà, andando a sua volta a formare nuovo debito. Ma questo è solo il primo “effetto collaterale” dello scenario politico che si è aperto con la sentenza della Corte. Gli altri si giocano tra Roma e Bruxelles, e dipendono dall’esito del braccio di ferro tra il governo italiano e la Commissione sull’eventualità ed entità della manovra correttiva per il bilancio del 2017. Un puzzle creato dalle stesse regole che l’Unione europea si è data alla sua nascita, che vanno a precipitare nel pericolosissimo crocevia politico dell’anno, con la Brexit in corso e i principali Paesi alle urne.

Non tutti i debiti sono uguali

Sabato, 05 Novembre 2016

Articolo pubblicato sul numero 22 (15 novembre 2016) di Rocca

Quanti sono duemila miliardi? Pochi, tanti, tantissimi? Il livello del nostro debito pubblico ha superato quota 2.000 (miliardi) nel 2013 e da allora non ne è più sceso, anzi è salito. A fine 2015 eravamo a 2.172 miliardi di euro, e a metà di quest’anno a 2.248. Ma per quanto impressionante possa essere questa cifra – che viene spesso declinata in teste, quanto debito abbiamo per ciascuno di noi, oppure in ore, a quale velocità cresce il nostro debito – non ci dice molto, se non la confrontiamo con altre. In primo luogo, con quello che il Paese produce: il famoso parametro del rapporto debito/Pil, che secondo gli obiettivi europei dovrebbe essere al massimo al 60% e invece è, per l’Italia, attorno al 132%.

Il vicolo stretto di Padoan

Sabato, 13 Agosto 2016

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso, 13 agosto 2016

Era prevedibile e infatti l’avevamo previsto, ha fatto sapere con una nota il ministero dell’Economia, subito dopo la diffusione dei dati dell’Istat sull’andamento del Pil: crescita zero nel secondo trimestre dell’anno. Numeri gelati che sono piombati sul venerdì di esodo degli italiani verso le vacanze. Secondo lo stesso Istat, 7 italiani su 10 sono in grado di dire con una buona approssimazione com’è messo il Pil italiano. Probabilmente anche per molti di loro la doccia fredda di ieri non è arrivata del tutto imprevista: per chi è nel mondo del lavoro e delle imprese, bastava guardarsi un po’ intorno, parlare con i fornitori e con le banche, conteggiare i ritardi nei pagamenti. Per chi legge gli indicatori statistici, i segnali erano già arrivati a valanga: la produzione industriale in forte calo a giugno (meno 1% su base annua); l’export in discesa (meno 1,5% dal primo trimestre 2015 allo stesso periodo del 2016); e i prezzi calanti (meno 0,1% a luglio, sullo stesso mese dell’anno scorso), segnale di quella brutta malattia che è la deflazione e preoccupa mezzo mondo.

Banche, l'ipocrisia sugli aiuti di Stato

Domenica, 31 Luglio 2016

Commento scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso il 31 luglio 2016

Può sembrare un’ironia della sorte, il fatto che il gran giudizio sullo stato di salute delle banche europee venga da Londra, capitale che presto sarà extracomunitaria; e che ultima della lista sia la banca più antica del mondo, il Monte dei Paschi di Siena. Paradossi minori (presto la sede dell’Eba, European Banking Authority, che fu decisa qualche anno fa, sarà trasferita; quanto a Siena, il blasone di nobiltà bancaria l’ha perso da un pezzo); che si affiancano ad altri più grossi, traducibili in altrettante domande: perché gli aiuti di Stato, che nei primi anni della crisi hanno rimpolpato il capitale delle banche che adesso sono in cima alla lista dei virtuosi, ora non sono più leciti? Perché le autorità europee fanno i conti degli effetti dei possibili eventi economici tragici (con gli stress test) ma non fanno niente per evitarli? Perché il verdetto di Londra è, nel suo complesso, tranquilizzante, mentre in Borsa le banche crollano dall’inizio dell’anno?

Tsipras à la carte

Martedì, 22 Settembre 2015

Articolo pubblicato il 22 settembre sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Al liceo classico, in numero sempre più piccolo, una minoranza di adolescenti italiani ancora si esercita sui modelli greci: prototipi di lingua, di democrazia, di poesia, di arte. Nella nostra politica corrente, per qualche tempo è andato di moda un altro tipo di “modello greco”: quello da non seguire – il tipo che trucca i numeri, che spende più di quanto guadagna, che si fa fischiare falli da espulsione, che non sta ai patti. Poi, da quando è entrato sulla scena Tsipras, il modello negativo è diventato positivo per una parte della sinistra: la rivincita dei poveri, il popolo contro le banche, la democrazia contro i mercati, l’orgoglio nazionale. Diventato un’icona della sinistra anti-austerity, nel giro di poche ore poi il modello-Tsipras si è trasformato nel suo opposto, in una notte di luglio: quello che firma gli accordi, governativo, realista, attento alle compatibilità.

In Itala diventare poveri è più facile che nel resto d'Europa

Giovedì, 09 Luglio 2015

La povertà scoperta. In senso letterale: nel nostro paese, la povertà non è quasi per niente coperta dal sistema di protezione sociale pubblico, e siamo in questo diversi dal resto d’Europa. Lo sapevamo, lo “stress test” della crisi lo ha brutalmente confermato: la crisi del 2008-2014 ha fatto aumentare di un terzo il tasso di povertà e ci ha consegnato in eredità quattro milioni di “poveri assoluti” in più.

Grecia, a chi tocca la mossa del cavallo?

Martedì, 07 Luglio 2015

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso (Finegil)

Una vittoria di Pirro per la Grecia o l’inizio di una fase nuova per l’Europa? Il giorno dopo lo storico No dei greci al referendum, le due opzioni restano aperte. Come le “porte della discussione”, per citare la frase con la quale ieri sera Hollande e Merkel hanno concluso il loro vertice e una giornata caratterizzata da una trepida attesa. Una piccolissima apertura. Apparentemente la palla torna nel campo greco: sta a loro, all’eurogruppo di oggi, fare un’altra proposta. Ma nella sostanza la partita la deciderà il campo dei creditori e delle istituzioni europee: il che vuol dire, fuori da ipocrisie di facciata, la Germania e la Bce, che detiene i cordoni della borsa, e ieri sera li ha stretti ulteriormente. Sta a loro decidere se tenere il punto oppure voltare pagina. Tenere il punto significa ribadire che le regole europee non consentono niente di più di quel che è stato offerto finora, e dunque se la Grecia non accetta l’austerità così come dettata dai suoi creditori, non starà più neanche nell’eurozona. Voltare pagina, vorrebbe dire declinare concretamente il mantra che da qualche mese a parole tutti sostengono: l’Europa ha bisogno, subito, di crescita e non di austerità. Gli ostacoli, all’una e all’altra soluzione, sono giuridici, economici, ma soprattutto politici.

Aspettando che l'Europa passi dal meno peggio al meglio

Martedì, 02 Dicembre 2014

Articolo scritto con Annamaria Simonazzi

Segnali contrastanti arrivano dalla politica economica europea. Il primo è sul fronte della finanza pubblica: la Commissione europea ha graziato Francia, Italia e Belgio, concedendo loro ancora tre mesi per riportare i bilanci in linea con i criteri fiscali. Il secondo riguarda il tanto atteso e annunciato rilancio della crescita: il piano Juncker, presentato come una manovra da 315 miliardi di euro. Apparentemente, sono due piccoli passi in avanti. Ma che nascondono una irresolutezza di fondo, da parte delle autorità politiche dell’Unione, ad affrontare la gravità della situazione.

Il magico 18 e i nuovi nemici

Venerdì, 17 Ottobre 2014

Che combinazione. La somma di tutti i tagli delle tasse previsti nella legge di stabilità 2014 fa 18. Un bel numero tondo, col quale guarda caso Renzi potrà controbattere, quando sindacati e un po’ di sinistra scenderanno in piazza il 25 ottobre: “loro si attaccano all’articolo 18, io ho tagliato 18 miliardi di tasse”.

Euro, l'uscita è a destra

Venerdì, 01 Novembre 2013

Dicono i sondaggi che in Francia il Front National di Marine Le Pen è il primo partito. Qualche settimana fa a Brignoles nelle elezioni cantonali il candidato lepenista ha trionfato col 53% dei voti: certo un dato piccolo, locale, ma che suona come inquietante conferma del trend indicato dai sondaggisti. Trend che dilaga, in Europa: l'ultradestra austriaca è oltre il 20%, quella olandese vicina al 17, i nazionalisti inglesi al 16. I neonazisti ungheresi al 14,8, quelli greci di Alba Dorata – adesso fuorilegge – al 7%.

Le api di Angela

Sabato, 04 Maggio 2013

"La grande arte di rendere una nazione felice, o come dicesi fiorente, sta nel dare a ciascuno la possibilità d'essere occupato; per raggiungere il qual fine, sia prima cura del governo il promuovere una varietà di manifatture, d'arti e mestieri quanta lo spirito umano può inventare; e la seconda, di incoraggiare l'agricoltura e la pesca in ogni loro ramo, talché la terra intera sia costretta a dare il massimo suo risultato al pari dell'uomo. E' da questa politica, non dalle meschine regolamentazioni della prodigalità e della frugalità, che devono attendersi la grandezza e la felicità delle nazioni". (Bernard Mandeville, La favola delle api, 1714). Traduzione in tedesco (per Merkel): "Die Bienenfabel".

1,1%

Venerdì, 08 Febbraio 2013

Compromesso nella notte, come si suol dire. Alla fine pare che il bilancio europeo per il 2014-2020 sarà a 960 miliardi di euro. Meno di quello che voleva il parlamento (tanto per chiarire i rapportu di forza), vicino all'obiettivo dei tagliabudget (inglesi, tedeschi e asse del Nord). Di nuovo, una vittoria politica del partito del "meno diamo meglio stiamo". Quello che non si dice però è che stiamo parlando di una disputa sul (quasi) nulla: l'1,1% del pil europeo, a tanto ammonta il budget su cui si accapigliano. Quello dei maggiori stati europei, per dire, è sul 40% del Pil.

La zolla d'Europa

Mercoledì, 15 Febbraio 2012

"Nessun essere umano è un'isola, intero in se stesso, ognuno è un pezzo di un continente, una parte del tutto. Se una zolla è lavata via dal mare, l'Europa si fa più piccola, come se fosse sparito un promontorio, o il maniero di un tuo amico, o la tua stessa dimora”... Chissà se John Donne è mai venuto in mente agli affossatori dell'Europa, quelli che negli ultimi anni hanno inanellato decine e decine di vertici inutili, vedendo man mano staccarsi la zolla più antica: la Grecia.

Il martello irlandese

Lunedì, 06 Dicembre 2010

L'Unione europea è come un bambino con un martello in mano: vede chiodi dappertutto. La metafora è stata efficacemente usata dal premio Nobel Paul Krugman per descrivere l'ossessione del bambino-Europa: il chiodo, in questo caso, è il debito pubblico. E la scena del bambino con il martello si è ripetuta quando è scoppiata l'ultima grana europea, ossia la crisi irlandese. Una crisi originata dall'imprudente esposizione delle banche nella bolla immobiliare, quindi nata e crescita all'interno del settore finanziario privato; ma poi trasformata in un problema di debito pubblico.

Il suicidio dell'Europa

Lunedì, 28 Giugno 2010

La manovra economica del governo italiano, per quest'anno, avrà un impatto “zero” sull'occupazione. Cioè, non avrà nessun effetto sulla creazione di nuovi posti di lavoro. Negli anni successivi, invece, un effetto l'avrà e sarà negativo: meno 0,1 nel 2011 e meno 0,2% nel 2012, per la precisione. Chi spara questi numeri? I soliti disfattisti dell'Istat, della Banca d'Italia, o quel sondaggista che non sta simpatico al presidente del consiglio? Niente affatto.

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