Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

fertilità

Culle vuote per paura del futuro

Sabato, 22 Ottobre 2016

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 22 ottobre 2016

Culle vuote, anzi deserte. Se il 2015 è passato alla storia della demografia come l’anno del picco delle morti, il 2016 rischia di consegnare un altro primato, non meno triste. Lo ha notato ieri la Repubblica, mettendo in fila i dati mensili che arrivano dall’Istat sulle nascite, aggiornati a giugno 2016. Nei primi sei mesi dell’anno il trend discendente delle nascite è proseguito, anzi si è accentuato vertiginosamente. Tranne il mese di febbraio, tutti gli altri hanno consegnato sistematicamente un segno “meno” rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E così, nel primo semestre le nascite in Italia si sono fermate poco sopra quota 221.000, contro le 236.000 dell’anno precedente. In percentuale, si tratta di un calo del 6%. Per fare un confronto, basti dire che nel 2015 – che finora era considerato l’anno più negativo, quello nel quale si è scesi sotto la soglia del mezzo milione di neonati – la riduzione sull’anno precedente era stata del 3,1%.

“Il figlio è mio e me lo gestisco io”. Ecco perché la fertilità è bene comune

Giovedì, 29 Settembre 2016

Uno degli slogan più contestati della sventurata campagna pubblicitaria ideata dal ministero della Salute per il “fertility day” è stato quello che definiva la fertilità “bene comune”. Molte donne – e anche qualche uomo che ha scagliato il suo parere pesante, come Roberto Saviano – hanno reagito con indignazione: ma quale “bene comune”? Quella di fare o non fare figli è una scelta privata, intima, libera. In nessun modo può essere equiparata a beni comuni come l’acqua potabile e l’aria pulita. “La fertilità non è un bene comune” è diventata il nuovo “l’utero è mio e me lo gestisco io”.

Sostegno alla famiglia precaria: no alla trappola del facile consenso

Mercoledì, 24 Agosto 2016

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso, il 24 agosto 2016

Cultura, pensioni, libri, ecobonus, esodati, investimenti, bebè… Il mese prima della manovra è fitto di idee. Anche se le spiagge si vanno svuotando, sono tanti a cercare un posto al sole. Ognuno punta la sua posta, assai prima che si apra il banco. Per far vedere che ci crede, per mostrare le sue priorità, per ricordarle agli elettori, per aprire la trattativa. Ma spesso i ballon d’essai di fine estate non durano fino all’inizio autunno. Speriamo che non sia questo il destino del grande piano per la famiglia: tema lanciato dal ministro per gli affari regionali Enrico Costa, non perché la famiglia sia una questione “regionale” ma perché quando è stato nominato gli è stata data la delega appunto alla famiglia, con l’indicazione esplicita del sostegno alla natalità. Un tassello particolarmente importante per il microcosmo della politica (rafforzamento della delegazione dell’Ncd al governo, con il tema per loro classico delle politiche familiari), ma infinitamente più importante per il futuro del Paese. Perché la famiglia ha retto il peso maggiore della crisi, sostituendo il sistema di protezione sociale laddove questo non è arrivato, ma ha tenuto fino a un certo punto. E la maggiore sofferenza la si vede proprio nei numeri sulle nascite.

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