Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

figli

La vera paura del Paese è non avere un futuro

Venerdì, 09 Febbraio 2018

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 9 febbraio 2018

Un altro minimo storico. Per il nono anno di seguito, le nascite scendono in Italia. E per il terzo anno di seguito, diminuisce anche in numero assoluto la popolazione italiana, dato che il calo delle nascite non è più compensato dall’allungamento dell’età di vita e dall’afflusso di persone dall’estero. Invecchiamo: l’età media sale a 45,2 anni, bambini e ragazzi sotto i 15 anni sono meno della metà degli ultrasessantacinquenni. Nel rendere noti questi dati, l’Istat ci avverte: continuerà così, la forbice tra nascite e decessi continuerà ad allargarsi. E questo anche se l’anno scorso il numero di figli per donna non è sceso: nella media siamo a 1,34 figli per donna, ma le nascite scendono lo stesso per una combinazione di motivi demografici e di altro tipo. Quelli demografici sono presto detti: stiamo subendo l’onda lunga del calo delle nascite degli anni ’90, quindi il numero di donne in età fertile va calando. Gli altri attengono alle scelte di vita: si fanno figli più tardi, si restringe l’arco di tempo della vita nel quale si decide di avere un figlio e questo comporta ovviamente una riduzione della fertilità. Si arriva tardi al primo figlio, e spesso mai al secondo.

Meno figli e meno investimenti. Ci siamo dimenticati il futuro

Lunedì, 29 Maggio 2017

Consumi, lavoro, reddito, risparmi, istruzione, salute, famiglia, abitazioni, vacanze, mobilità. Il passaggio che è avvenuto in meno di dieci anni ha connotato tutti gli aspetti della nostra vita: davvero “crisi” in questo caso ha significato una separazione, tra la vita di adesso e quella precedente. A quasi dieci anni di distanza dallo choc che diede inizio a tutto – l’esplosione della bolla finanziaria dei mutui ipotecari americani – possiamo tirare due fili, partendo da due capi di colori molto diversi: i figli e gli investimenti. Due dimensioni che riguardano il futuro.

Spazio ai veri numeri dell'Italia

Martedì, 07 Marzo 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Il bilancio demografico del 2016, diffuso ieri dall’Istat, dovrebbe stare al primo posto nella pila dei documenti all’esame della politica economica del governo. Più dei dati sulla bassa ripresa del Pil e di quelli su deficit e debito, suona un campanello d’allarme ormai fragoroso sulle emergenze del Paese. La lunga crisi economica negli anni passati ha inciso un po’ ovunque anche sulle nascite, ma in nessun posto come in Italia, facendo emergere in modo lampante l’esistenza di quella che gli esperti chiamano la “baby recession”, la recessione dei bambini; e le caratteristiche generazionali delle cicatrici che la crisi lascia, segnando la fascia d’età più giovane che è anche quella della (perduta) fertilità.

“Il figlio è mio e me lo gestisco io”. Ecco perché la fertilità è bene comune

Giovedì, 29 Settembre 2016

Uno degli slogan più contestati della sventurata campagna pubblicitaria ideata dal ministero della Salute per il “fertility day” è stato quello che definiva la fertilità “bene comune”. Molte donne – e anche qualche uomo che ha scagliato il suo parere pesante, come Roberto Saviano – hanno reagito con indignazione: ma quale “bene comune”? Quella di fare o non fare figli è una scelta privata, intima, libera. In nessun modo può essere equiparata a beni comuni come l’acqua potabile e l’aria pulita. “La fertilità non è un bene comune” è diventata il nuovo “l’utero è mio e me lo gestisco io”.

Nel Rapporto Istat l'Italia del rinvio

Sabato, 21 Maggio 2016

Come ogni anno, ci specchiamo nei numeri del Rapporto annuale dell’Istat, scoprendo nell’immagine che quei dati ci mostrano qualcosa di noto, qualcosa di nuovo, qualcosa che non vorremmo vedere e - a guardare bene - quel che dovremmo fare. Ma che troppo spesso non facciamo, bloccati da una dinamica decisionale (cioè, soprattutto, politica) che a sua volta rinvia i problemi.

Maternità, rinvio o rinuncia? #comesiamocambiati, in cifre

Lunedì, 02 Novembre 2015

L'Italia guida la classifica della "baby recession" in Europa. Negli anni della crisi, si è annullato tutto il recupero di fecondità "guadagnato" dal 1995 al 2008. Cosa sta succedendo? Le ragazze, sempicemente, rinviano. Il fenomeno è di lungo periodo: la curva dell'età e della fecondità (nel grafico, si vede per generazioni)  si abbassa e si sposta a destra: si fanno sempre meno figli e sempre più tardi. Ma oltre un certo limiteil rinvio diventa una rinuncia. A volte inconsapevole, quasi sempre forzata. Di chi, dove e perché? Ne parlo nel capitolo del mio libro Come siamo cambiati, dedicato a "meno figli per tutte".

Dai nonni si impara a parlare, al nido a stare al mondo

Martedì, 07 Ottobre 2014

Meglio il nido che la nonna. Pluricelebrati e in Italia consacrati anche in una festa nazionale – appena celebrata, il 2 ottobre, alla presenza del più alto in grado, il presidente della Repubblica – i nonni scendono dal piedistallo se si vanno a guardare gli effetti delle loro amorevoli cure nel medio periodo.

A proposito dei "figli di mamma"

Mercoledì, 08 Febbraio 2012

Vabbè, se la sono andata a cercare, con quelle frasi da Signora Contessa anno 2012 sui giovani d'oggi e i posti (al plurale per carità) dove devono stare. Vabbè, hanno dimostrato di non avere neanche mai visto uno di quei curriculum che girano e che capitano in mano a chi cerca giovani “bravi e preparati”, e si trova davanti un lungo elenco di titoli, pubblicazioni e lavori disparati, in tutti i luoghi della scala sociale e in diversi punti del globo. Vabbè, questi ministri tecnici vivono completamente fuori dal mondo reale. Ma è un buon motivo per prendersela con i figli e le figlie?

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