Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

fisco

Tutte le critiche al prestito chiesto dalla Fca in Italia

Martedì, 19 Maggio 2020

All’inizio della pandemia ci si è preoccupati della questione delle risorse: se e come permettere ai governi, anche a quelli altamente indebitati come nel caso italiano, di fronteggiare il confinamento e l’emergenza economica. Poi sono arrivati gli strumenti: al livello europeo, con un allentamento dei vincoli agli aiuti di stato e anche alla disciplina della concorrenza. Dopo la ripresa delle attività, arriva la domanda più difficile: chi aiutare?

I partiti italiani nello specchio delle tasse

Venerdì, 08 Novembre 2019

All’inizio sembrava una manovra senza nome. Nessun provvedimento di bandiera, salvo l’abolizione dello scatto delle aliquote iva previsto per il 2020 e che assorbe la maggioranza delle risorse. Importante certo, ma più per aver evitato un pericolo e non perché sia una proposta per il futuro.

"Non serve abbassare le tasse, servono investimenti pubblici"

Lunedì, 26 Ottobre 2015

Intervista a Mariana Mazzucato fatta per i quotidiani locali del gruppo Espresso, pubblicata il 25 ottobre 2015

Abbassare le tasse non servirà a garantire la crescita. Perché l’Italia e l’Europa ripartano, sono necessari investimenti pubblici diretti. Mariana Mazzucato , economista brillante e autorevole, autrice di quello che il Financial Times ha proclamato il miglior libro dell’anno – The Entrepreneurial State , in italiano “Lo Stato innovatore” (Laterza) -, sostiene e dimostra tesi che dalle nostre parti sono controcorrente. Ma che altrove sono a pieno titolo nel dibattito politico: chiamata nel consiglio economico del governo scozzese, e nella squadra degli economisti del nuovo leader del Labour Jeremy Corbyn(con il Nobel Stiglitz e lo studioso delle diseguaglianze Thomas Piketty),Mazzucato si divide tra l’università del Sussex e numerosi impegni internazionali.

La vera evasione fiscale è un'altra cosa

Martedì, 06 Ottobre 2015

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 6 ottobre 2015

Pagare meno, pagare tutti. Quante volte questo slogan è risuonato, nella vita pubblica italiana, a proposito delle tasse? Domenica se ne è avuto l’ultimo aggiornamento, legato a un aspetto molto piccolo, ma concreto e che tocca la vita di tutti: la televisione. O meglio: il servizio pubblico radiotelevisivo, dai cui schermi il presidente del consiglio ha annunciato che potremmo avere dal prossimo anno il canone direttamente conteggiato nella bolletta elettrica. Obiettivo: lotta all’evasione, visto che il canone Rai è tra le tasse meno pagate d’Italia e forse del mondo, col 27% di contribuenti che sfuggono. Mettendo il canone in bolletta – questo l’argomento - si riusciranno a raggiungere gli evasori e così a ridurre il peso su chi già adesso paga. Mettiamo che si possa fare – anche se le obiezioni giuridiche sono tante, e già denunciate dai colossi dell’elettricità, che non ci stanno a fare gli esattori per il governo. Però, anche mettendo tra parentesi questi aspetti pratici non indifferenti, ci sono due cose che non tornano. La prima è nell’ammontare della riduzione del canone: da 113 a 100 euro l’anno, meno di una pizza al piatto. Possibile che tutta l’evasione recuperata valga così poco? No: nei conti del governo, il grosso della somma dovrebbe andare a ripianare il deficit del servizio pubblico. Quindi il ragionamento non è: facciamo pagare tutti, così tutti pagheremo di meno; ma: facciamo pagare tutti, per dare più soldi alla Rai. Legittimo, ma sarebbe bene dire le cose come stanno.

Per i tagli alle tasse caccia a 30 miliardi

Mercoledì, 22 Luglio 2015

Quest'articolo è stato pubblicato il 21 luglio sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Il primo giro di boa si chiama Spending Review e vale 10 miliardi. Il secondo si chiama Commissione europea, e vale almeno 16 miliardi, che potrebbero salire a 20. Questa la doppia scommessa contabile sulla cui riuscita Matteo Renzi conta per trovare i soldi necessari a finanziare il suo piano di riduzione fiscale di qui al 2018. E poiché, in tema di tasse, un’esperienza ormai antica ha mostrato la distanza tra il dire e il fare, gli occhi di tutti sono puntati lì: sulla copertura finanziaria della “rivoluzione copernicana”. Affidata a Yoram Gutgeld, commissario renziano alla spending review, e alla diplomazia del ministro Padoan presso Bruxelles.

Lotta all'evasione, da dove arriveranno i 3,8 miliardi

Giovedì, 16 Ottobre 2014

3,8 miliardi in un anno dalla lotta all’evasione sono pochi e sono tanti. Sono pochi, per un paese nel quale l’economia sommersa è stimata all’11% del Pil e l’evasione fiscale a 150 miliardi (quasi 40 dei quali dalla sola Iva). Sono tanti, se devono essere scritti nella legge di stabilità quasi con nome e cognome, e poi entrare davvero in cassa l’anno prossimo. Dunque, sulla voce “recupero dell’evasione” – oltre che su quella, più grossa e misteriosa, e quasi tutta affidata agli enti locali, della spending review (15 miliardi) - si eserciterà la vigilanza occhiuta di Bruxelles.

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