Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

genere

Pd, se il partito è al maschile non è questione di quote

Martedì, 21 Febbraio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Per la grammatica, il partito è un sostantivo maschile singolare.  La scissione, invece, è un nome femminile. Così anche l’assemblea. Ma nell’ultima vicenda che ha occupato le cronache politiche nel centrosinistra, i nomi propri sono tutti maschili: Matteo (due volte: Renzi e Orfini), Michele (Emiliano), Pierluigi (Bersani), Roberto (Speranza), Enrico (Rossi). Dietro le quinte, Massimo (D’Alema). A sorpresa, tra gli oratori di peso, Walter (Veltroni). In low profile, il capo del governo, Paolo (Gentiloni). Mentre, molti chilometri più su, in quel di Rimini nasceva Sinistra Italiana, affidandosi a un Nicola (Fratoianni), con la separazione annunciata di un Antonio (Scotto). Nel mezzo, il campo progressista di Giuliano (Pisapia). La sinistra e i suoi eredi hanno tanti problemi, evidenti. Più uno, mastodontico ma ignorato: sono scomparse le donne.

Linda Laura Sabbadini, se l'Istat perde un pezzo

Sabato, 02 Aprile 2016

I numeri sono di gran moda sulla scena pubblica, negli ultimi tempi. Anche se il premier ha smesso di twittare a ripetizione i dati sul lavoro – da quando si sono ridotti gli incentivi e con essi le assunzioni – quel che è successo lo scorso anno ha reso evidente a tutti l’importanza di una informazione corretta e una produzione statistica ufficiale, indipendente, accurata.

Il sesso della Fed e l'arte del banchiere centrale

Venerdì, 16 Agosto 2013

(articolo scritto con Anna Maria Simonazzi)

“È strano come l’argomento del genere non sia mai spuntato fuori in occasione della nomina di Bernanke. O di Greenspan. O di Volker”, ha osservato sarcastico Ezra Klein sul Washington Post.

La guerra per la successione a Ben Bernanke, attuale presidente della Federal Reserve, scoppiata nell’estate americana, si è presentata, all’inizio, con i toni di una questione di genere. Nelle argomentazioni dei sostenitori delle due parti – da un lato Larry Summers, discusso presidente dell’Università di Harvard (1), segretario del tesoro nell’amministrazione Clinton e ascoltato consigliere economico di diversi presidenti, da Clinton a Obama, dall’altro Janet Yellen (2), studiosa altrettanto brillante, una carriera nella Fed, di cui è attualmente vice-presidente - si sono sprecati tutti gli stereotipi di genere. Geniale, aggressivo, carismatico, l’uomo per le “circostanze eccezionali”, Summers; affidabile, conciliatrice, riflessiva, perfetta per tempi normali (3), ma, come è stato osservato, priva di “gravitas”, Yellen.

Questo dibattito rimanda non solo agli stereotipi sulle differenze di genere nel comportamento e nelle motivazioni, per esempio nell’avversione al rischio, ma anche all’idea dominante sul funzionamento dei mercati finanziari, guidati da ricerca dell'interesse individuale e propensione al rischio. 

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