Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Grecia

Tsipras à la carte

Martedì, 22 Settembre 2015

Articolo pubblicato il 22 settembre sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Al liceo classico, in numero sempre più piccolo, una minoranza di adolescenti italiani ancora si esercita sui modelli greci: prototipi di lingua, di democrazia, di poesia, di arte. Nella nostra politica corrente, per qualche tempo è andato di moda un altro tipo di “modello greco”: quello da non seguire – il tipo che trucca i numeri, che spende più di quanto guadagna, che si fa fischiare falli da espulsione, che non sta ai patti. Poi, da quando è entrato sulla scena Tsipras, il modello negativo è diventato positivo per una parte della sinistra: la rivincita dei poveri, il popolo contro le banche, la democrazia contro i mercati, l’orgoglio nazionale. Diventato un’icona della sinistra anti-austerity, nel giro di poche ore poi il modello-Tsipras si è trasformato nel suo opposto, in una notte di luglio: quello che firma gli accordi, governativo, realista, attento alle compatibilità.

Il voto greco non fa più paura

Domenica, 20 Settembre 2015

Articolo pubblicato il 20 settembre sui quotidiani locali del gruppo Espresso

La Grecia va a votare per la terza volta in un anno, ma i riflettori si sono spenti. Le elezioni di oggi, indette all’improvviso da Tsipras per rafforzare la sua traballante leadership e chiedere una nuova investitura dal basso, non sono accompagnate dall’attenzione, dalla partecipazione e dalla fibrillazione dei precedenti voti del 2015, le elezioni politiche di gennaio e il referendum di luglio sul memorandum europeo. Questo sentimento, che sta tra il disinteresse e la disillusione, si respira sia nei confini greci, nell’elettorato di Syriza che all’inizio di quest’anno entusiasticamente pensò di far cambiare rotta alla Grecia e all’Europa tutta; sia nelle cancellerie e nelle piazze finanziarie europee, per niente preoccupate dal nuovo voto. I mercati stanno tranquilli, perché sanno che la politica economica della Grecia è già scritta, qualunque sarà l’esito delle urne, in quel patto a base di austerità, tagli, tasse e privatizzazioni, che Tsipras fu costretto a firmare il 13 luglio.

Grecia, tanti voti e poca democrazia

Sabato, 22 Agosto 2015

Quest'articolo è stato pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 21 agosto

Tanti voti e poca democrazia. Il popolo greco torna alle urne per la terza volta in un anno. Ci era andato a gennaio, con l’intenzione di voltare pagina rispetto alle politiche che hanno portato il paese a perdere un quarto del Pil e a triplicare la disoccupazione in un lustro. Ci era tornato il 5 luglio, nel referendum indetto di colpo da Alexis Tsipras per farsi supportare nella durissima trattativa con l’eurogruppo, e per dire “no” alle condizioni da questo poste per salvare la Grecia dal default. E andrà a votare di nuovo entro poche settimane, dopo che lo stesso Tsipras è stato costretto ad accettare tutte le condizioni bocciate dal suo popolo nell’urna.

Il debito buono, quello cattivo e i mercati

Domenica, 19 Luglio 2015

Quest'articolo è stato pubblicato il 18 luglio sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Ha choccato tutti l’ultima previsione del Fondo monetario, che in un breve memorandum di tre paginette, pubblicato dopo la firma dell’accordo tra il premier greco Tsipras e l’eurogruppo, ha detto che entro due anni il debito pubblico greco salirà al 200% del Pil: vale a dire che, se le cose vanno avanti così, entro breve i greci si troveranno sulle spalle un debito pari al doppio di tutto quello che producono in un anno. Eppure, a quasi diecimila chilometri di distanza e molto più su nella scala delle potenze, c’è un paese che ha un debito pubblico pari quasi al 240% del suo prodotto: il Giappone. E, se proprio vogliamo parlare di potenze, ci sono gli Stati Uniti con un debito pari al 122% del loro Pil. E allora, quand’è che un debito è “cattivo”, o meglio, quando è insostenibile?

Varoufakis, e la sua maglietta fina

Martedì, 07 Luglio 2015

 

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso (Finegil)

“Varoufakis si è dimesso. Quindi stasera è libero, ragazze!”. Non c’è solo Lia Celi (autrice del tweet appena citato, giornalista e conduttrice tv) a pensarla così, sulle dimissioni del momento. L’ex ministro delle finanze greco, nei suoi cinque turbolenti mesi di governo, ha conquistato molti primati.  E’ stato il primo ad andare ai vertici in motocicletta, a passare dai paper accademici alla realtà in mezza giornata, a frequentare i banchieri con la camicia fuori dai pantaloni, a portare Marx e Keynes nell’eurogruppo, a dimettersi con un tweet. Ma soprattutto è stato il primo uomo politico a essere trattato come una donna: giudicato per il suo aspetto prima che per le sue azioni, per come si veste più che per quel che dice, per la sua capacità di smuovere anche emozioni non strettamente politiche. Un ministro-oggetto, insomma: del desiderio.

In Grecia contanti

Mercoledì, 01 Luglio 2015

E se invadessimo la Grecia? Non con sbarchi e truppe, ovviamente. E neanche con brigate e manifestazioni – che servono, ma andrebbero fatte di qua, dove stanno quelli che decidono. No, dovremmo invaderla di noi stessi, con una guida in mano, un trolley, (eventualmente) un sacco a pelo, e molti contanti in tasca. Altro che articoli e guide su “cosa fare se avete prenotato la vacanze in Grecia”: partiamo, con ogni mezzo, da tutt’Europa.

Tutti, tranne la Grecia

Domenica, 28 Giugno 2015

Commento pubblicato sui quotidiani locali Finegil (gruppo Espresso)

Nell’era della massima personalizzazione della politica, sono mancati proprio loro: i leader. Quelli capaci di decidere, di svoltare, di imprimere un colpo d’ala e uscire da una trappola in cui giorno dopo giorno il governo greco e “le istituzioni” - i suoi creditori - si sono cacciati.

Impalcature sociali, Rania ha un piano per la Grecia

Martedì, 10 Febbraio 2015

La foto di gruppo del governo Tsipras nega alla radice la carica innovativa e radicale che l’ha portato al trionfo: non c’è una donna, nella prima linea del nuovo corso. Ma a guardar bene, in seconda fila, e con un piano nel cassetto, una donna c’è. Non cavalca le moto e non porta il bomber come l’ormai famosissimo Varoufakis, economista e ministro delle finanze.

C'era una volta la Germania

Mercoledì, 21 Gennaio 2015

Citazione buona per Draghi e i suoi oppositori della Bundesbank domani, per le elezioni greche domenica. E per noi sempre. "La politica di ridurre la Germania in servitù per una generazione, di degradare la vita di milioni di esseri umani e di privare un'intera nazione della felicità dovrebbe essere odiosa e ripugnante: odiosa e ripugnante anche se fosse possibile, anche se ci arricchisse, anche se non fosse fonte di rovina per tutta la vita civile d'Europa.

La zolla d'Europa

Mercoledì, 15 Febbraio 2012

"Nessun essere umano è un'isola, intero in se stesso, ognuno è un pezzo di un continente, una parte del tutto. Se una zolla è lavata via dal mare, l'Europa si fa più piccola, come se fosse sparito un promontorio, o il maniero di un tuo amico, o la tua stessa dimora”... Chissà se John Donne è mai venuto in mente agli affossatori dell'Europa, quelli che negli ultimi anni hanno inanellato decine e decine di vertici inutili, vedendo man mano staccarsi la zolla più antica: la Grecia.

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