Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

immigrazione

Senza la manodopera straniera il Regno Unito è in cortocircuito

Mercoledì, 01 Settembre 2021

C’è chi invoca l’intervento dell’esercito: almeno duemila autisti con le stellette, per sostituire i camionisti mancanti e portare rifornimenti alle catene di fast food. Chi chiede una revisione delle regole del dopo Brexit, per includere gli autisti dei tir tra i lavoratori altamente specializzati che possono entrare senza visto. Chi, dagli scranni del governo di Boris Johnson, si appella agli imprenditori perché assumano manodopera britannica. E chi già teme un Natale rovinato per scaffali vuoti o prezzi alle stelle (o entrambi). 

Gli spiccioli dell'Europa e i numeri dei flussi

Giovedì, 06 Luglio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

La Commissione europea, di fronte alle proteste e agli appelli dell’Italia, ha promesso di aumentare di 35 milioni lo stanziamento per l’immigrazione. Si tratta di due fondi – il Fami, Fondo asilo migrazioni e integrazione, e il Fsi, Fondo sicurezza interna – che erano pensati come pilastro per l’intervento comunitario in materia, dal 2014 al 2020, a beneficio degli Stati membri più colpiti dal fenomeno. L’Italia ne è il maggior beneficiario, con 558 milioni inizialmente stanziati, seguita da Spagna e Grecia. Ma dopo di allora, con la nuova crisi dei rifugiati del 2015-2016, ci sono stati altri interventi. Il principale è stato sulla rotta balcanica, seguendo la quale i profughi arrivavano direttamente in Austria e Germania: per chiuderla, la Ue ha stanziato 3 miliardi a favore del governo turco, che trattiene i migranti nei suoi campi. Tre miliardi: al confronto, sembrano spiccioli quelli aggiunti man mano che l’emergenza, chiusa la rotta dei Balcani, si è spostata nel Mediterraneo: 200 milioni per “aiutare” la guardia costiera libica sono stati stanziati a gennaio di quest’anno. Mentre adesso, a piccolo beneficio dell’Italia, se ne promettono altri 35. Sono pochi?

Nella Chiesa divisa sull'accoglienza ai migranti

Martedì, 22 Settembre 2015

Réportage di Roberta Carlini e Sara Farolfi

“Eh sì, il papa piace, il papa parla dritto al cuore, tutti sono per il papa. Ma poi, quando parla di immigrati…”. Don Beppe Gobbo lascia la frase a metà. Nella sua spola tra quattro parrocchie della val di Pollina, e nel piccolo centro di accoglienza di Calvene, provincia di Vicenza, ha qualche titolo in più per parlare dei “preti di campagna in prima fila”, rispetto al governatore del Veneto Luca Zaia, che a quella categoria si è appellato contro il segretario generale della Cei, monsignor Galantino, e la sua invettiva contro i “piazzisti da quattro soldi”.

È in prima fila, don Beppe, con molti altri. Quelli che, la domenica in cui sono caduti alcuni muri europei e papa Francesco ha invitato ogni parrocchia a prendersi una famiglia di profughi, hanno gioito, per il formidabile assist alle loro difficili omelie della domenica.

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