Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Istat

Gli italiani sono i “bamboccini” più accompagnati del mondo

Lunedì, 11 Settembre 2017

Domani suona la campanella per i bambini più accompagnati del mondo. Quelli italiani, nella stragrande maggioranza portati e prelevati davanti al portone di scuola da mamma, papà, nonni o baby sitter. Nella media italiana meno di un bambino su tre va a scuola da solo. Una quota molto bassa, che ci pone in coda nei confronti internazionali sulla mobilità indipendente dei bambini, dove svettano Finlandia e Germania.

Sei politico per Padoan dalla Ue

Martedì, 23 Maggio 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

In anticipo rispetto agli studenti delle scuole italiane, l’Italia ha avuto ieri la sua promozione dalla Commissione europea sulla politica economica. Ma a leggerla bene si tratta di un “sei politico”, una sufficienza data per motivi diversi dalla valutazione del merito; e accompagnata da raccomandazioni che spostano all’anno prossimo parecchie sfide, tutte difficili; tanto più in un anno pre-elettorale; e tanto più nello stesso giorno nel quale anche l’Istat certifica, con la sua nota congiunturale, una serie di problemi irrisolti dell’economia italiana.

La classe operaia va in pensione

Mercoledì, 17 Maggio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Una crescita a bassa intensità, con qualche luce nel settore dell’industria manifatturiera che però non riesce a illuminare l’enorme settore dei servizi poco produttivi. E una società che presenta nuove diseguaglianze, nella quale conta sempre di più il luogo e la famiglia di nascita, mentre spariscono appartenenze un tempo forti, come quella degli operai e della piccola borghesia. La fotografia dell’Italia tracciata dal Rapporto annuale dell’Istat presentato ieri a Roma dal presidente Giorgio Alleva, conferma alcune verità già note (l’invecchiamento, la bassa produttività, il nuovo dinamismo delle esportazioni) ma soprattutto tenta un’operazione ambiziosa: classificare i gruppi sociali in Italia, dire come sono fatti, chi sta meglio e chi sta peggio.

Siamo un Paese a rischio, servono investimenti

Giovedì, 06 Aprile 2017

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso

Un’economia che cammina, ma con il freno a mano tirato. Questo il quadro che emerge dalla nota mensile dell’Istat diffusa ieri. Nello stesso giorno altri numeri ci informavano del fatto che, dei 115.000 italiani che lo scorso anno si sono trasferiti all’estero, una larga parte ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. Mentre la riduzione della disoccupazione giovanile, elemento a prima vista positivo segnalato sempre dall’Istat, si deve più a quanti hanno rinunciato a cercare lavoro che a quanti l’hanno trovato.

Spazio ai veri numeri dell'Italia

Martedì, 07 Marzo 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Il bilancio demografico del 2016, diffuso ieri dall’Istat, dovrebbe stare al primo posto nella pila dei documenti all’esame della politica economica del governo. Più dei dati sulla bassa ripresa del Pil e di quelli su deficit e debito, suona un campanello d’allarme ormai fragoroso sulle emergenze del Paese. La lunga crisi economica negli anni passati ha inciso un po’ ovunque anche sulle nascite, ma in nessun posto come in Italia, facendo emergere in modo lampante l’esistenza di quella che gli esperti chiamano la “baby recession”, la recessione dei bambini; e le caratteristiche generazionali delle cicatrici che la crisi lascia, segnando la fascia d’età più giovane che è anche quella della (perduta) fertilità.

Ora i fatti, non slide e proclami

Sabato, 03 Settembre 2016

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso il 3 settembre 2016

Non è mai bello quando un governo si mette a fare le pulci a un organo indipendente. Tanto più se lo fa quando questo dice o fa qualcosa di sgradevole per il governo stesso. Dunque la polemica che si è aperta sui dati dell’Istat, che ha confermato ieri la crescita zero per l’Italia, è inutile e dannosa. Tanto più che stiamo parlando di numeri piccolissimi: cosa cambierebbe nella sostanza se nel secondo semestre avessimo avuto una crescita dello 0,1 invece che calma piatta? Più utile sarebbe interrogarsi su quei dati e sull’insieme delle questioni che, da qualche mese, si stanno addensando sull’orizzonte del governo come nubi che portano tempesta.

Nel Rapporto Istat l'Italia del rinvio

Sabato, 21 Maggio 2016

Come ogni anno, ci specchiamo nei numeri del Rapporto annuale dell’Istat, scoprendo nell’immagine che quei dati ci mostrano qualcosa di noto, qualcosa di nuovo, qualcosa che non vorremmo vedere e - a guardare bene - quel che dovremmo fare. Ma che troppo spesso non facciamo, bloccati da una dinamica decisionale (cioè, soprattutto, politica) che a sua volta rinvia i problemi.

Istat, i Big Data si sono fermati a Bagnacavallo

Lunedì, 04 Aprile 2016

Per ora sono partiti Bagnacavallo e Cesena. Poco più di 100 mila abitanti messi insieme, sono i due Comuni-pilota nei quali già si sperimenta l’Anagrafe nazionale della popolazione residente. Istituita quattro anni fa, e ancora lontanissima della sua attuazione. Un esempio della difficoltà di mettere insieme e rendere pienamente utilizzabili, in tempo reale, i dati contenuti nei registri amministrativi: i Big Data più antichi, quelli di Stato.

Linda Laura Sabbadini, se l'Istat perde un pezzo

Sabato, 02 Aprile 2016

I numeri sono di gran moda sulla scena pubblica, negli ultimi tempi. Anche se il premier ha smesso di twittare a ripetizione i dati sul lavoro – da quando si sono ridotti gli incentivi e con essi le assunzioni – quel che è successo lo scorso anno ha reso evidente a tutti l’importanza di una informazione corretta e una produzione statistica ufficiale, indipendente, accurata.

La ripresa senza i giovani

Giovedì, 03 Settembre 2015

Commento pubblicato il 2 settembre sul quotidiani locali del gruppo L'Espresso

A guardare i numeri del lavoro, la ripresa pare avere i capelli grigi. Un bel paradosso per il giovane Renzi, che comunque non ha esitato ad aggiudicarsi il merito dei dati diffusi ieri dall’Istat, che ha rivisto leggermente al rialzo le stime del prodotto interno lordo per la prima metà dell’anno, avvicinando ormai a portata di mano l’obiettivo del governo (più 0,7 per quest’anno: siamo già a più 0,6, basta un piccolo sforzo) e al contempo ha dato i numeri del lavoro di luglio e del secondo trimestre 2015, certificando un aumento dell’occupazione tutto concentrato sulla fascia d’età che va dai 50 anni in su.  Ma al di là della polemica politica, cosa ci dicono i numeri dell’economia? La ripresa, c’è o non c’è? E, se c’è, chi ne sta godendo?

Renzi suona la grancassa ma l’occupazione registra calma piatta

Martedì, 11 Agosto 2015

Mentre il governo ieri suonava la grancassa – via Twitter, come sempre – sui dati Inps riguardanti i nuovi contratti di lavoro, passava inosservato un altro numero, diffuso dall’Istat: 0,6 per cento. Una piccola percentuale che misura i posti vacanti, in pratica quanti sono i posti di lavoro delle imprese che risultano ancora da occupare, in rapporto alla somma tra il numero dei posti vacanti e quelli occupati.

Un aumento dei posti vacanti ci dice che le imprese stanno cercando personale, cioè che il ciclo economico si sta invertendo. Purtroppo, quello 0,6 per cento è miseramente stabile, nel secondo trimestre 2015, rispetto al periodo gennaio-marzo.

Chi ha pagato davvero il prezzo della crisi

Mercoledì, 15 Luglio 2015

“Dalla culla alla tomba”, era il celebre motto del piano Beveridge nell’Inghilterra del dopoguerra, secondo il quale il welfare doveva proteggere le persone dalla nascita alla morte. Quello italiano si è dimenticato di un bel pezzo del percorso, soprattutto dalle parti delle culle: lo confermano i dati Istat sulla povertà relativi al 2014.

In quello che dovrebbe essere ricordato come l’ultimo anno della lunga recessione cominciata sei anni prima, l’Italia ha contato 4.102.000 persone in povertà assoluta e 7.815.000 in povertà relativa: in entrambi i casi l’incidenza della povertà è tanto più alta quanto più bassa è l’età delle persone.

La guerra delle cifre sul lavoro

Sabato, 06 Giugno 2015

Sarà stato un ritardo amministrativo. Un funzionario in ferie, un guasto tecnico. Oppure un rinvio, per non farsi coprire dal clamore di altre notizie più importanti. Sta di fatto che venerdì 5 giugno il ministero del lavoro doveva dare i dati “consolidati” dei contratti di lavoro nei primi tre mesi dell’anno. E che questi dati non sono arrivati. Un problema statistico, o degli statistici?

Ecco i lavori più richiesti in Italia secondo l’Istat

Mercoledì, 20 Maggio 2015

Studiate linguaggio dei software o fisioterapia, se volete avere qualche chance in più. Ma imparate anche a gestire un hotel, i segreti della saldatura elettrica, la gestione del tempo, ad accogliere i turisti e a guidare un trattore. Conferme e sorprese, nella classifica delle 70 professioni “vincenti” fatta dall’Istat. Che, dati alla mano, ha studiato l’andamento delle professioni, raggruppate in 508 categorie, dal 2011 al 2014: anni nei quali nel complesso l’occupazione è scesa di 319mila unità, ma il lavoro nel gruppo delle “vincenti” è aumentato di 1,4 milioni di occupati. Si tratta di lavori ad alta come a bassa specializzazione, di nuovissimo conio o ottocenteschi. Eccoli, nella classificazione dell’Istat che li divide in quattro gruppi:

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L'eredità di genere della crisi nel nuovo rapporto Istat

Mercoledì, 20 Maggio 2015

Siamo fuori dal tunnel? Il primo Rapporto annuale dell’Istat dalla fine della crisi economica (o meglio sarebbe dire: da quando il Pil è passato dal segno 'meno' al segno 'più') è assai cauto, non si sbilancia in ottimismo. Ma, per usare una metafora proposta nella sua presentazione dal presidente Giorgio Alleva, evidenzia i germogli spuntati sull’albero assai malconcio dell’economia italiana. Se cresceranno – e il 'se' è collegato a tante variabili, esterne e interne -, una cosa è certa: non saranno su tutti i rami, poiché solo una parte dei territori italiani ha già 'agganciato' la ripresa. (...). In questo quadro, che ne è del gap di genere nell’economia e nel mercato del lavoro italiani? 

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Secondo l'Istat la ripresa c'è ma è per pochi

Mercoledì, 20 Maggio 2015

In Europa l’occupazione è tornata ai livelli che c’erano prima della crisi. In Italia siamo sotto di tre punti rispetto al 2008 e di quasi dieci punti rispetto alla media europea. Detto in altre parole: per allinearci al tasso di occupazione medio dell’Unione europea, dovremmo conquistare tre milioni e mezzo di posti di lavoro. L’anno scorso, quando la crisi era ancora in pieno corso e ciò nonostante un piccolo aumento dell’occupazione c’è stato, ne abbiamo avuti 88mila in più. Come dire: il gap che ci separa dall’Europa, in termini di lavoro, di questo passo sarà colmato in 39 anni.

È solo una delle cifre, ma la più netta, che emerge dal Rapporto annuale 2015 dell’Istat. Il primo presentato dal nuovo presidente Giorgio Alleva, il primo a recessione ufficialmente conclusa.

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In Italia è ancora presto per parlare di ripresa

Mercoledì, 13 Maggio 2015

Squilli di tromba e rulli di tamburo per il tanto atteso annuncio del giorno: la stima periodica del pil pubblicata dall’Istat. Come ci si aspettava, questa stima ha sancito l’uscita dell’Italia dalla recessione. Nel primo trimestre del 2015 la produzione interna lorda italiana è salita dello 0,3 per cento: dopo tre trimestri negativi e uno piatto (crescita zero), si è tornati al “più”. Grande soddisfazione del ministro dell’economia, che si aspettava una crescita un po’ inferiore e nel Def (Documento di economia e finanza) ha stimato per tutto il 2015 un più 0,7 per cento.

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La ripresina dell'occupazione non è frutto del Jobs Act

Lunedì, 09 Marzo 2015

Urne vuote, fabbriche piene? Piovono dati rosa per il governo, dopo quelli grigi del voto di domenica: 159mila occupati in più in aprile, il tasso di disoccupazione che segnala una timida inversione di tendenza, perfino un piccolo segnale di vita dalle parti del lavoro giovanile.

Ci si riferisce al mese di aprile, che è il secondo mese dall’entrata in vigore del Jobs act, il quarto dall’introduzione degli incentivi alle assunzioni. Il che vuol dire che è anche il secondo mese in cui le imprese hanno potuto godere contemporaneamente dei due effetti combinati: uno sgravio di circa settemila euro per ogni persona che si assume a tempo indeterminato, e un regime giuridico che rende il tempo indeterminato non più tale, con i contratti a tutele crescenti.

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