Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

jobs act

Tra le quinte del jobs act si gioca una partita a tre

Mercoledì, 15 Marzo 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

La decisione del consiglio dei ministri che ha fissato al 28 maggio il voto sui referendum sul lavoro ha ufficialmente aperto la campagna elettorale. La Cgil, organizzazione promotrice del referendum e animatrice unica ed esclusiva della campagna, fa rombare i motori e si gioca molto, in una partita che è cominciata con la raccolta di 3 milioni e 300mila firme “contro il jobs act”. Da allora, molto è cambiato nel panorama politico: è finita l’era del renzismo trionfante; il partito democratico ha subìto una scissione; la Corte costituzionale ha ridotto la carica simbolica del pacchetto referendario, bocciando il quesito sull’articolo 18; mentre il parlamento ha avviato la revisione delle norme sui voucher, altro obiettivo della demolizione referendaria – insieme all’ultimo quesito, la cui approvazione allargherebbe le tutele per i lavoratori in subappalto.

Renzi suona la grancassa ma l’occupazione registra calma piatta

Martedì, 11 Agosto 2015

Mentre il governo ieri suonava la grancassa – via Twitter, come sempre – sui dati Inps riguardanti i nuovi contratti di lavoro, passava inosservato un altro numero, diffuso dall’Istat: 0,6 per cento. Una piccola percentuale che misura i posti vacanti, in pratica quanti sono i posti di lavoro delle imprese che risultano ancora da occupare, in rapporto alla somma tra il numero dei posti vacanti e quelli occupati.

Un aumento dei posti vacanti ci dice che le imprese stanno cercando personale, cioè che il ciclo economico si sta invertendo. Purtroppo, quello 0,6 per cento è miseramente stabile, nel secondo trimestre 2015, rispetto al periodo gennaio-marzo.

Telecontrollo, una mina sul jobs act

Domenica, 03 Maggio 2015

(Articolo scritto con Alessandro Longo)

L'ultimo caso è scoppiato poche settimane fa in Telecom Italia. Dove i lavoratori dei call center, a larga maggioranza, hanno bocciato un accordo firmato da azienda e sindacati sul trattamento dei dati personali, al grido di “No al Grande Fratello”. In realtà il nome in codice era più benevolo: “cloud delle competenze”. Se lo avessero accettato, nella nuvoletta sarebbero finiti, perfettamente visibili in tempo reale da una sala di regia, i dati di tutte le loro prestazioni, minuto per minuto.

Cosa dicono le ultime statistiche sul lavoro

Venerdì, 01 Maggio 2015

E se sostituissimo alla guerra dei numeri la guerra delle idee? Le ultime statistiche sul lavoro, pubblicate dall’Istat proprio alla vigilia del primo maggio, fanno un regalo per la festa dei lavoratori; portando notizie non confortanti, ma utili a capire cosa è successo, e cosa si potrebbe far succedere.

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Nuovi contratti, e se fosse una corsa all'ultimo 18?

Domenica, 29 Marzo 2015

Una volta all'indomani delle manifestazioni c'era la guerra sui numeri delle persone in piazza. Stavolta invece la sfida è sui numeri delle "Comunicazioni obbligatorie al ministero del lavoro": i nuovi contratti sui quali Poletti-Renzi ci aggiornano in tempo reale, come segnale dell'efficacia dell'azione del governo e dunque vera risposta alla piazza di Landini. Anche se si sa che per un bilancio credibile degli effetti del combinato disposto della decontribuzione e del jobs act bisognerà aspettare almeno l'autunno, le cifre diffuse dal governo non sono da sottovalutare. (Sarebbe anche bello, en passant, se i dati delle Comunicazioni obbligatorie delle imprese continuassero a essere diffusi mensilmente con altrettanta pubblicità). Ma più che usare i numeri per darseli in faccia, sarebbe più utile guardarci un po' dentro. Potremmo trovare indizi sorprendenti. Qui ne evidenziamo uno: e se il piccolo boom di gennaio-febbraio fosse in realtà un effetto della corsa agli ultimi contratti buoni, ex articolo 18? 

La ripresina dell'occupazione non è frutto del Jobs Act

Lunedì, 09 Marzo 2015

Urne vuote, fabbriche piene? Piovono dati rosa per il governo, dopo quelli grigi del voto di domenica: 159mila occupati in più in aprile, il tasso di disoccupazione che segnala una timida inversione di tendenza, perfino un piccolo segnale di vita dalle parti del lavoro giovanile.

Ci si riferisce al mese di aprile, che è il secondo mese dall’entrata in vigore del Jobs act, il quarto dall’introduzione degli incentivi alle assunzioni. Il che vuol dire che è anche il secondo mese in cui le imprese hanno potuto godere contemporaneamente dei due effetti combinati: uno sgravio di circa settemila euro per ogni persona che si assume a tempo indeterminato, e un regime giuridico che rende il tempo indeterminato non più tale, con i contratti a tutele crescenti.

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Quanto costa (meno) un precario

Mercoledì, 29 Ottobre 2014

Diecimila euro l’anno. Questa la paga del precario, secondo gli ultimi dati Inps, anno 2013. Anno nel quale sono crollati i collaboratori a progetto (sospinti dalla riforma Fornero nelle gelide terre delle partite Iva) ed è salita l’età media del precariato meno precario, quello dei parasubordinati. L’ultima fotografia del mondo del lavoro-non-più-fisso rivela che molte cose sono cambiate tra collaboratori e professionisti.

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