Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Keynes

Michael Fagan e la regina Elisabetta

Domenica, 06 Dicembre 2020

Come le narrazioni dell’economia diventano esse stesse economia. Nel senso che influenzano i comportamenti economici e ne guidano i cambiamenti. A questo tema Robert Shiller, vincitore del premio Nobel per l’economia nel 2013 (insieme a Eugene Fama e Lars Peter Hansen) dedica un libro, intitolato appunto Economia e narrazioni (Franco Angeli, 2020). Tra le quali l’economista statunitense non comprende, nella lunga trattazione, la più potente delle narrazioni attuali, quella delle serie tv. A una di queste ricorriamo per introdurre il suo libro.

C'era una volta la Germania

Mercoledì, 21 Gennaio 2015

Citazione buona per Draghi e i suoi oppositori della Bundesbank domani, per le elezioni greche domenica. E per noi sempre. "La politica di ridurre la Germania in servitù per una generazione, di degradare la vita di milioni di esseri umani e di privare un'intera nazione della felicità dovrebbe essere odiosa e ripugnante: odiosa e ripugnante anche se fosse possibile, anche se ci arricchisse, anche se non fosse fonte di rovina per tutta la vita civile d'Europa.

I Lumi dei beni comuni

Mercoledì, 06 Febbraio 2013

È un attacco su un doppio fronte, quello che Laura Pennacchi porta nel suo libro “Filosofia dei beni comuni”, nel quale affronta, analizza e contesta il pensiero dominante sui rapporti tra la sfera dell'economia e la sfera pubblica. Da un lato, c'è la critica del pensiero che si è affermato nell'ultimo trentennio, che possiamo per semplicità definire “neoliberista” – il pensiero guidato dall'individualismo metodologico, brutalmente riassunto dalla celebra frase di Margareth Thatcher all'apice del suo potere: “La società non esiste”. Dall'altro, c'è l'attacco a quella che Pennacchi definisce “la mistica del bene comune”,

Un premio Nobel keynesiano

Lunedì, 13 Ottobre 2008

Il Nobel all'economia, nei giorni del crollo del turbocapitalismo, è andato a Paul Krugman. Non a Keynes in persona come qualche provocatore aveva proposto, ma a uno dei più famosi keynesiani viventi. L'economista di Princeton che, dalle colonne del New York Times, ha smontato pezzo a pezzo la politica economica di Bush come le sue avventure belliche. E che, con i suoi studi sui modelli di commercio e sulla localizzazione delle attività economiche, ha dimostrato che non sempre il mercato lasciato a se stesso funziona perfettamente.

Il Nobel? Diamolo a Keynes

Venerdì, 10 Ottobre 2008

Lunedì 13 ottobre i saggi di Stoccolma dovranno assegnare il Nobel per l'economia tra le macerie dell'economia. Compito difficile se non impossibile. Una proposta: perchè non assegnarlo a John Maynard Keynes? Com'è noto, il Nobel per l'economia è stato istituito nel '69, per cui l'hanno vinto alcuni (non tanti) keynesiani ma non il capostipite. Vista l'eccezionalità della situazione, e visto che oggi siamo tutti keynesiani (anche quelli che fino all'altro ieri sputavano fiele sull'intervento pubblico nell'economia), perché non attribuire un Nobel alla memoria?

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