Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

lavoro

Meno figli e meno investimenti. Ci siamo dimenticati il futuro

Lunedì, 29 Maggio 2017

Consumi, lavoro, reddito, risparmi, istruzione, salute, famiglia, abitazioni, vacanze, mobilità. Il passaggio che è avvenuto in meno di dieci anni ha connotato tutti gli aspetti della nostra vita: davvero “crisi” in questo caso ha significato una separazione, tra la vita di adesso e quella precedente. A quasi dieci anni di distanza dallo choc che diede inizio a tutto – l’esplosione della bolla finanziaria dei mutui ipotecari americani – possiamo tirare due fili, partendo da due capi di colori molto diversi: i figli e gli investimenti. Due dimensioni che riguardano il futuro.

Mamme e lavoro, non si fa festa

Domenica, 14 Maggio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Mamme-lavoro-casa. Il neosegretario del Pd ha messo le mamme nella triade dei suoi slogan, attirandosi consensi, ironie, sfottò. E mai come quest’anno in vista della festa della mamma si parla tanto di condizioni materiali: di soldi e di lavoro, non solo di regali e cuoricini. Segno dei tempi, che sarà bene prendere sul serio e, andando al di là della superficie delle cose dette e promesse, valutare nel merito cosa si può fare per far risalire l’Italia dal penultimo posto della classifica europea dell’occupazione femminile. È quanto fa l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che nel suo Rapporto sulla programmazione del governo per il 2017 mette sotto la lente la proposta di ridurre il cuneo fiscale per le donne.

Alitalia, così la nazionalizzazione si è trasformata in tabù

Giovedì, 27 Aprile 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Separare il mercato dalla politica, nella vicenda Alitalia, è impossibile oggi come sempre nella sua storia. Dunque è irresistibile la tentazione di leggere il No al referendum sull’accordo come una manifestazione dell’onda politica globale, ossia la coda lunga dei tanti No che vincono, dalla rivolta trumpiana negli Usa all’affermazione di Le Pen in Francia, mettendoci dentro magari anche il No al referendum di Renzi. Irresistibile, in parte fondata, ma anche pericolosa: meglio distinguere e analizzare bene il merito delle questioni, cioè fare esattamente il contrario di coloro che sguazzano in quest’onda.

In effetti, nel No che ha aperto le porte all’ultimo atto della compagnia di bandiera c’è molto di quello che genericamente si chiama populismo e che sarebbe meglio definire protesta: un voto che è prima di tutto un gigantesco benservito all’élite che lo propone, che siano primi ministri, manager o sindacalisti. Non ci fidiamo di voi, e ve lo diciamo a costo di farci del male (non lo sapevano, i poveri elettori di Trump, che per prima cosa il loro beniamino avrebbe ridotto le tasse ai ricchi?). E i dipendenti di Alitalia rischiano di farsi veramente male. E c’è l’insipienza delle élite stesse, nel rinviare i problemi o gestirli male finché questi non presentano il conto (storico il tweet di Renzi del 4 giugno 2015: «Vola Alitalia, viva l’Italia»).

Tra le quinte del jobs act si gioca una partita a tre

Mercoledì, 15 Marzo 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

La decisione del consiglio dei ministri che ha fissato al 28 maggio il voto sui referendum sul lavoro ha ufficialmente aperto la campagna elettorale. La Cgil, organizzazione promotrice del referendum e animatrice unica ed esclusiva della campagna, fa rombare i motori e si gioca molto, in una partita che è cominciata con la raccolta di 3 milioni e 300mila firme “contro il jobs act”. Da allora, molto è cambiato nel panorama politico: è finita l’era del renzismo trionfante; il partito democratico ha subìto una scissione; la Corte costituzionale ha ridotto la carica simbolica del pacchetto referendario, bocciando il quesito sull’articolo 18; mentre il parlamento ha avviato la revisione delle norme sui voucher, altro obiettivo della demolizione referendaria – insieme all’ultimo quesito, la cui approvazione allargherebbe le tutele per i lavoratori in subappalto.

Banche e posti di lavoro, le grandi sfide alle porte

Sabato, 31 Dicembre 2016

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso, 31 dicembre 2016

A dieci anni dagli scricchiolii che poi diventarono crollo, finanza ed economia aspettano ancora la ricostruzione. Ma, salvo miracoli, non sarà il 2017 a portarla. È vero che la crisi iniziata nel 2007 e deflagrata nel 2008 (battezzata la Grande Recessione, dunque paragonata fin nel nome a quella storica del ’29) è formalmente alle spalle, e dunque bolla dei subprime e Lehman Brothers potrebbero essere materia di libri di storia, sia pur recente. Ma restano di attualità le loro conseguenze, soprattutto in Europa e in Italia. La strada da percorrere per recuperare la produzione e i posti di lavoro persi nella lunga crisi è ancora lunga; e la timida e disorganica ripresa che era iniziata rischia di interrompersi nei prossimi mesi.

Quanto ha pesato la disoccupazione sul voto

Martedì, 06 Dicembre 2016

Due isolette del sì nella marea del no. La mappa di Roma, con le circoscrizioni del centro e dei Parioli baluardo altoborghese del Partito democratico (Pd), assediate dalla valanga dei quartieri dell’ex ceto medio, delle periferie sconfinate, delle zone declinanti come di quelle emergenti, insomma del resto del mondo, potrebbe essere una premessa fin troppo scontata al capitolo più dolente che il risultato del referendum apre per il Pd: la questione sociale, prima ancora che la ragione sociale, della sinistra. “Torna il problema delle periferie per il Pd”, dice l’Istituto Cattaneoguardando ai dati di Bologna.

Lavorare invecchia, soprattutto in Italia

Martedì, 08 Novembre 2016

“Siamo in otto, ai forni. Io, che faccio 60 anni quest’anno. Un collega più grande, ne ha 61 e deve stare altri due anni qui. Poi uno di 58 e un altro di 55”. La squadra dei forni alle fonderie Zen, in Sant’Agostino di Albignasego (provincia di Padova) è fatta per metà da operai sopra i 55 anni. Ce la presenta Diego Panizzolo, che è il secondo per età e precisa: ci sono anche “due ragazzi di 50-51 anni”, e infine due giovani veri, uno di 38 e l’altro di 35.

Diritti di carta

Venerdì, 16 Settembre 2016

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 16 settembre

Dovevano rientrare in Italia a giorni, i cinque figli e la moglie di Abd Elsalam Ahmed Eldanf. Adesso piangono la salma del loro papà e marito. Morto a Piacenza durante una protesta operaia, mentre rivendicava i suoi diritti. Una notizia giunta nella notte, che ha fatto piombare un’intera famiglia nel lutto e il nostro Paese in una scena da Ottocento operaio. Le prime testimonianze, del fratello e dei compagni di Eldanf, raccontano di un picchetto sfondato dal camion; una veloce ricostruzione della procura avvalora la tesi di un incidente; i sindacalisti della Usb – Unione sindacale di base, sigla molto presente nel mondo della logistica e in particolare nel polo di Piacenza, il più grande d’Italia – parlano di assassinio. Non ci vorrà molto per una ricostruzione attenta: rispetto all’Ottocento abbiamo in più, adesso, video, messaggi, comunicazione istantanea. Quello che non abbiamo in più, purtroppo, è la garanzia che i diritti scritti sulla carta valgano davvero per tutti e ovunque.

Per i giovani e i poveri c'è il nulla

Mercoledì, 09 Settembre 2015

Commento pubblicato il 9 settembre 2015 sui quotidiani locali del gruppo Espresso


Case e pensioni. Pensioni e case. Da quanto tempo il dibattito, alla vigilia di ogni manovra economica, ruota attorno a queste due parole? Da Dini a Fornero, da Berlusconi (che calò in tv sulla campagna elettorale 2006 l’asso dell’abolizione dell’Ici) a Renzi (che sempre in tv ha annunciato la fine dell’attuale Tasi, erede dell’Imu, erede dell’Ici), niente sembra essere cambiato nelle priorità della politica nazionale. Nel frattempo c’è stata la più grave crisi economica dal ’29, sono passati vari governi, tre o quattro generazioni nuove si sono affacciate alla vita adulta, ma la lingua batte sempre lì: pensioni e case. Anche se la proprietà dell’abitazione riguarda pochissimi giovani (il 70 per cento dei trentenni vive ancora nella famiglia di origine, e meno della metà delle famiglie con titolare sotto i 34 anni è proprietaria nella casa in cui vive), e la questione della “flessibilità in uscita” riguarda, per definizione, solo chi è attorno ai 60 anni. Questa ossessione non è una cosa di cui il rottamatore Renzi, che si è fatto vanto della sua attenzione ai giovani, possa andare fiero.

Renzi suona la grancassa ma l’occupazione registra calma piatta

Martedì, 11 Agosto 2015

Mentre il governo ieri suonava la grancassa – via Twitter, come sempre – sui dati Inps riguardanti i nuovi contratti di lavoro, passava inosservato un altro numero, diffuso dall’Istat: 0,6 per cento. Una piccola percentuale che misura i posti vacanti, in pratica quanti sono i posti di lavoro delle imprese che risultano ancora da occupare, in rapporto alla somma tra il numero dei posti vacanti e quelli occupati.

Un aumento dei posti vacanti ci dice che le imprese stanno cercando personale, cioè che il ciclo economico si sta invertendo. Purtroppo, quello 0,6 per cento è miseramente stabile, nel secondo trimestre 2015, rispetto al periodo gennaio-marzo.

Il tesoro italiano è nascosto nei campi

Venerdì, 10 Luglio 2015

Bene la produzione, ancor meglio l’occupazione, benissimo l’export. C’è un settore in Italia che traina, ed è quello più nascosto. Più basso, come la terra: l’agricoltura, che nel primo trimestre del 2015, ha collezionato numeri da sballo. E poteva andare anche meglio, senza ostacoli climatici (le alluvioni) e politici (le sanzioni alla Russia), dice la Coldiretti. Ma anche così, in un inizio anno in cui ci si entusiasma per incrementi di zero-virgola-qualcosa, l’agricoltura vanta cifre tonde e piene.

Che fine fanno i soldi dei nostri fondi pensione?

Martedì, 09 Giugno 2015

Ormai è nell’aria, anche prima dell’arrivo delle famose buste promesse da Tito Boeri ai lavoratori più giovani: la pensione pubblica del futuro arriverà tardi e sarà bassina. Non per tutti, ma per molti. Quel che si sa di meno è che qualcuno sta già, per conto suo, cercando ripari: nel 2014, anno in cui l’Italia era ancora con tutti e due i piedi nella recessione, c’è stato un comparto che ha fatto segnare un più 8,5 per cento, ed è quello della previdenza integrativa. Al suo interno, le polizze delle assicurazioni private sono cresciute ancora di più: del 21,2 per cento.

La guerra delle cifre sul lavoro

Sabato, 06 Giugno 2015

Sarà stato un ritardo amministrativo. Un funzionario in ferie, un guasto tecnico. Oppure un rinvio, per non farsi coprire dal clamore di altre notizie più importanti. Sta di fatto che venerdì 5 giugno il ministero del lavoro doveva dare i dati “consolidati” dei contratti di lavoro nei primi tre mesi dell’anno. E che questi dati non sono arrivati. Un problema statistico, o degli statistici?

Il "workers act" di Sbilanciamoci

Venerdì, 05 Giugno 2015

Lo hanno chiamato Workers act, in esplicita contrapposizione al Jobs act renziano: perché “esprime il punto di vista dei lavoratori”, spiega Rossana Rossanda nella presentazione con cui lancia il piano di Sbilanciamoci! per l’occupazione.

E Maurizio Landini, alla vigilia della due giorni della sua Coalizione sociale a Roma, ha raccolto la palla, anzi il decalogo, di Sbilanciamoci!: sarà base di discussione per la nostra piattaforma, ha detto il leader della Fiom. Perché sarà pur vero che sul mercato del lavoro qualcosa comincia a muoversi, e un po’ di occupazione arriva: ma troppo poco e troppo piano, per i nuovi contorni che ha assunto la disoccupazione.

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La Banca d’Italia non prevede miracoli per la ripresa italiana

Martedì, 26 Maggio 2015

Qualcuno in Banca d’Italia la chiama “la guerra dei sette anni”. Nel testo della Relazione annuale sul 2014 si parla di doppia recessione. Comunque lo si voglia chiamare, certo è che il periodo tra il 2007 e il 2014 ci ha lasciato una pesante eredità: gli investimenti sono “sotto” del 30 per cento, i consumi del 7 per cento. Adesso siamo di fronte a una piccola ripresa, inferiore alle aspettative al livello internazionale e più timida in Italia che altrove: motivo per cui il governatore Ignazio Visco, nella relazione annuale presentata all’assemblea dei partecipanti della Banca d’Italia, non ha stappato lo champagne né accennato a miracoli in vista.

Ecco i lavori più richiesti in Italia secondo l’Istat

Mercoledì, 20 Maggio 2015

Studiate linguaggio dei software o fisioterapia, se volete avere qualche chance in più. Ma imparate anche a gestire un hotel, i segreti della saldatura elettrica, la gestione del tempo, ad accogliere i turisti e a guidare un trattore. Conferme e sorprese, nella classifica delle 70 professioni “vincenti” fatta dall’Istat. Che, dati alla mano, ha studiato l’andamento delle professioni, raggruppate in 508 categorie, dal 2011 al 2014: anni nei quali nel complesso l’occupazione è scesa di 319mila unità, ma il lavoro nel gruppo delle “vincenti” è aumentato di 1,4 milioni di occupati. Si tratta di lavori ad alta come a bassa specializzazione, di nuovissimo conio o ottocenteschi. Eccoli, nella classificazione dell’Istat che li divide in quattro gruppi:

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Secondo l'Istat la ripresa c'è ma è per pochi

Mercoledì, 20 Maggio 2015

In Europa l’occupazione è tornata ai livelli che c’erano prima della crisi. In Italia siamo sotto di tre punti rispetto al 2008 e di quasi dieci punti rispetto alla media europea. Detto in altre parole: per allinearci al tasso di occupazione medio dell’Unione europea, dovremmo conquistare tre milioni e mezzo di posti di lavoro. L’anno scorso, quando la crisi era ancora in pieno corso e ciò nonostante un piccolo aumento dell’occupazione c’è stato, ne abbiamo avuti 88mila in più. Come dire: il gap che ci separa dall’Europa, in termini di lavoro, di questo passo sarà colmato in 39 anni.

È solo una delle cifre, ma la più netta, che emerge dal Rapporto annuale 2015 dell’Istat. Il primo presentato dal nuovo presidente Giorgio Alleva, il primo a recessione ufficialmente conclusa.

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In Italia la ripresa economica soffre di anemia

Giovedì, 07 Maggio 2015

Le previsioni economiche di primavera della Commissione europea per l’economia italiana sono state accolte da sospiri di sollievo e speranza: è tornato il segno più, siamo usciti dalla crisi. Certo, c’è qualche preoccupazione per i conti pubblici (aggravata dalla sentenza della corte costituzionale sulle pensioni) e c’è molta cautela sulla tenuta di questo trend; nel complesso però prevale l’idea che il peggio sia passato. Ma com’è fatto, il “meglio” che deve venire?

Telecontrollo, una mina sul jobs act

Domenica, 03 Maggio 2015

(Articolo scritto con Alessandro Longo)

L'ultimo caso è scoppiato poche settimane fa in Telecom Italia. Dove i lavoratori dei call center, a larga maggioranza, hanno bocciato un accordo firmato da azienda e sindacati sul trattamento dei dati personali, al grido di “No al Grande Fratello”. In realtà il nome in codice era più benevolo: “cloud delle competenze”. Se lo avessero accettato, nella nuvoletta sarebbero finiti, perfettamente visibili in tempo reale da una sala di regia, i dati di tutte le loro prestazioni, minuto per minuto.

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