Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

manovra

Pioggia di piccole mance per sopravvivere al voto

Giovedì, 30 Novembre 2017

Articolo scritto per i giornali locali del gruppo Espresso

Una pioggerellina di piccole mance che preannuncia la promessa di grandi mance che già è partita con la campagna elettorale. La coincidenza tra la chiusura dell’ultima legge di bilancio della legislatura che chiude e le grandi manovre per la prossima non è esaltante. Oltre a mettere a dura prova i nervi dei soliti censori di Bruxelles – in quello che però è ormai un gioco delle parti, visto che da diversi anni pur senza sconfessare in linea di principio l’austerità ci si ingegna a trovare i modi per concedere margini di flessibilità ai governi in carica per contrastare l’onda dei “populismi” -, sfida la memoria degli elettori riluttanti: ma questo bonus, non ce l’avevano già dato? E vale di più un bonus bebè rinnovato e dimezzato, o quello che c’era prima? L’abbonamento per il trasporto pubblico, che dall’anno prossimo si potrà detrarre, non si poteva già sottrarre dalle tasse qualche anno fa? E pesa di più il mezzo superticket tolto, o il patto di stabilità sugli enti locali che resta?

È trovare un equilibrio il vero lavoro usurante

Mercoledì, 22 Novembre 2017

Articolo scritto per i giornali locali del gruppo Espresso

Come da copione, la rottura sulle pensioni è arrivata. E come succede ormai da decenni – almeno dalla riforma Dini, anno 1995 – la previdenza infiamma il dibattito politico e piomba sulla campagna elettorale. Si può considerare una cosa normale, in un Paese che è tra i più anziani d’Europa. Ma è un po’ allarmante, in un’epoca in cui sta cambiando il mondo – in particolare, quello del lavoro, travolto da una rivoluzione tecnologica che cancella interi mestieri o ne riscrive il contenuto. In questa prospettiva, la fissazione del dibattito sul solo tema delle pensioni riflette più le esigenze politiche, visti i numeri del gruppo elettorale di riferimento, che non quelle reali dell’economia.

Manovra. Un lifting economico in chiave elettorale

Martedì, 17 Ottobre 2017

Editoriale pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Non ci sarà l’aumento dell’Iva. Che sarebbe automaticamente scattato, in assenza di provvedimenti, in virtù di una decisione presa a suo tempo dal governo Monti. Ci sarà l’utilizzo del cosiddetto “golden power” per proteggere Tim dalla scalata di Vivendi – anche questo, in attuazione rafforzata di una norma introdotta da Monti. Non ci saranno gli interventi sulle pensioni chiesti dai sindacati, per fermare gli innalzamenti automatici dell’età previsti, manco a dirlo, dalla riforma Fornero-Monti. In positivo o in negativo, è tutta nella cornice della mega-manovra fatta sull’onda dell’emergenza spread dal governo del supertecnico Monti la manovra del superpolitico Gentiloni. Il che la dice lunga sull’eterna ripetizione di un vizio italiano: le grandi decisioni, brutte o belle che siano, si prendono solo sull’onda di una grande paura, con la politica messa momentaneamente a tacere da esigenze esterne. Fu così all’inizio degli anni ’90 con Amato, è stato così nel 2011-2013, con Monti. Fuori da questo schema, negli anni recenti abbiamo avuto solo due ondate riformatrici “politiche”: quella di Prodi per forzare l’ingresso dell’Italia nell’euro (riuscita), quelle di Berlusconi per la riduzione delle tasse (non riuscita).

La crescita c'è, ma non dà spazi di manovra

Mercoledì, 20 Settembre 2017

Editoriale pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

La festa è già finita, ancor prima della fine dell’estate. Dopo aver passato mesi a brindare per i successi del Pil, in anticipo arriva il contrordine d’autunno: la crescita c’è, ma non ci dà grandi spazi di manovra. O meglio, per dirla con le parole del ministro dell’economia, il miglioramento del Pil non allenta “in modo significativo” i vincoli di bilancio. Come ai vecchi tempi, dobbiamo fare i conti con “pochissime risorse”. E sanno di già visto – tristemente - anche alcune proposte che circolano e che potrebbero finire nella manovra economica per il 2018: come la sanatoria per i contanti detenuti in casa o in cassette di sicurezza, un condono per rimettere in circolo denaro dalla dubbia provenienza.

Economia. La visione in controluce di un paese che cerca aiuti

Giovedì, 14 Settembre 2017

Editoriale pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

"In un attimo c’è il tempo / per decisioni e revisioni / che un attimo invertirà”. Finisce con una citazione di Thomas Eliot il rapporto congiunturale d’autunno presentato ieri dalla Confindustria. Leggere versi dopo una scarica di slide non è proprio frequente, e ancor più raro è il connubio tra la poesia e la “scienza triste”, come si dice dell’economia. Ma i rappresentanti degli imprenditori italiani devono aver deciso di finire in lirica per rafforzare il messaggio: sbrigatevi. Quella frase contiene i due poli del rapporto presentato ieri: positivo nelle stime sulla crescita, negativo in quelle sul lavoro dei giovani. E dà il senso di un’urgenza, la necessità di cogliere l’attimo; con il che si salta subito nella prosa della prossima manovra economica, alla quale l’associazione padronale chiede molti più soldi in forma di sgravi alle imprese che assumono.

L'obiettivo è la crescita soprattutto dei voti

Martedì, 11 Luglio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Quando si dice che i politici spesso di miopia e non riescono a vedere oltre il breve periodo, di solito si pensa al futuro. Ma la stessa cosa vale anche per il passato: nel cosiddetto “braccio di ferro” che adesso contrappone il segretario del Pd alla leadership europea sulla gestione della crisi dei profughi e sulle regole della finanza pubblica tutti sembrano dimenticare che le regole ora duramente contestate sono state accettate e firmate dai governi italiani. Così è stato, nel 2013, per il Trattato di Dublino, che prevede che gli stranieri debbano per forza chiedere l’asilo nel primo Paese europeo in cui mettono piede; e, in tempi più recenti e sotto un governo guidato dallo stesso Renzi, per la missione Triton – che ha stabilito tra l’altro l’attracco nei porti italiani delle navi di soccorso. Stesso discorso vale per il contestatissimo Fiscal compact, che costringe  i bilanci pubblici a procedere a tappe forzate verso il risanamento, e che noi abbiamo inserito in Costituzione con la sola opposizione della Lega Nord.

Appello di Bankitalia: basta slogan, ora i fatti

Giovedì, 01 Giugno 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Più che il voto, quello che preoccupa è il dopo-voto.  Ossia la possibilità che il nuovo governo, se e quando ci sarà, non metta mano alle priorità rinviate o affrontate male: debito pubblico e lavoro per i giovani. La relazione del governatore della Banca d’Italia era molto attesa, dopo che il quadro politico ha dato un’improvvisa accelerata alla prospettiva delle elezioni anticipate, salutata con preoccupazione dai mercati. Ma non si presta a essere apprezzata o criticata in base alle proprie preferenze sul momento del voto; piuttosto, deve essere letta come un’accorata, e a tratti drammatica, richiesta di sostituire i programmi agli slogan.

Sei politico per Padoan dalla Ue

Martedì, 23 Maggio 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

In anticipo rispetto agli studenti delle scuole italiane, l’Italia ha avuto ieri la sua promozione dalla Commissione europea sulla politica economica. Ma a leggerla bene si tratta di un “sei politico”, una sufficienza data per motivi diversi dalla valutazione del merito; e accompagnata da raccomandazioni che spostano all’anno prossimo parecchie sfide, tutte difficili; tanto più in un anno pre-elettorale; e tanto più nello stesso giorno nel quale anche l’Istat certifica, con la sua nota congiunturale, una serie di problemi irrisolti dell’economia italiana.

Manovra, le correzioni "creative" tra rigoristi e sviluppisti

Giovedì, 13 Aprile 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Manovra correttiva per il 2017, Documento di programmazione economica, Programma nazionale di riforma: il sostanzioso pacchetto approvato dal consiglio dei ministri ha avuto il primo sostanziale via libera, a scatola chiusa, dal presidente della Commissione Juncker: il governo italiano è sulla strada giusta, ha detto, pur ammettendo di non conoscere i dettagli. E la stessa decisione di parlare nell’ignoranza dei dati concreti è una indicazione politica, di sostegno a un governo la cui maggioranza dovrà vedersela, nelle prossime elezioni, con forze che evidentemente preoccupano Bruxelles più dello stato dei conti pubblici italiani.

Spazio ai veri numeri dell'Italia

Martedì, 07 Marzo 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Il bilancio demografico del 2016, diffuso ieri dall’Istat, dovrebbe stare al primo posto nella pila dei documenti all’esame della politica economica del governo. Più dei dati sulla bassa ripresa del Pil e di quelli su deficit e debito, suona un campanello d’allarme ormai fragoroso sulle emergenze del Paese. La lunga crisi economica negli anni passati ha inciso un po’ ovunque anche sulle nascite, ma in nessun posto come in Italia, facendo emergere in modo lampante l’esistenza di quella che gli esperti chiamano la “baby recession”, la recessione dei bambini; e le caratteristiche generazionali delle cicatrici che la crisi lascia, segnando la fascia d’età più giovane che è anche quella della (perduta) fertilità.

Incognite e rischi eccezionali

Mercoledì, 15 Febbraio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Un clima più disteso nelle trattative con la Commissione Ue, un numeretto dell’Istat che va all’insù, le baruffe politiche che per quanto accese sembrano consentire al governo Gentiloni la sopravvivenza per fare la manovra-bis, adesso, e forse anche la prossima finanziaria: può bastare questo ad allontanare le nuvole dall’economia italiana? Purtroppo la risposta è negativa, se la stessa Commissione nelle sue previsioni d’inverno parla di «rischi eccezionali» che l’Europa si trova a fronteggiare, e se guardiamo gli ultimi numeri dell’Italia in una prospettiva più lunga di qualche mese.

Manovra e voto, il grande puzzle dopo la sentenza della Corte

Domenica, 29 Gennaio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Dal pomeriggio del 25 gennaio, subito dopo la decisione della Corte costituzionale sull’Italicum, lo spread tra i titoli italiani e tedeschi ha ripreso a salire e alla fine della settimana era di 177 punti. Non è un dato tecnico-finanziario, ma politico: vuol dire che diventa sempre più probabile che lo Stato italiano debba pagare di più chi gli presta soldi. E dunque che la spesa per interessi salirà, andando a sua volta a formare nuovo debito. Ma questo è solo il primo “effetto collaterale” dello scenario politico che si è aperto con la sentenza della Corte. Gli altri si giocano tra Roma e Bruxelles, e dipendono dall’esito del braccio di ferro tra il governo italiano e la Commissione sull’eventualità ed entità della manovra correttiva per il bilancio del 2017. Un puzzle creato dalle stesse regole che l’Unione europea si è data alla sua nascita, che vanno a precipitare nel pericolosissimo crocevia politico dell’anno, con la Brexit in corso e i principali Paesi alle urne.

Def, quelle previsioni sballate

Giovedì, 06 Ottobre 2016

 Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 6 ottobre 2016

Anche questa volta Matteo Renzi ha portato il discorso sui due terreni a lui più congeniali: la battuta e la sfida. Parlando dei rilievi tecnici e istituzionali sui conti pubblici che sono alla base della prossima manovra economica, ha sbuffato dicendo che si tratta sempre della stessa solfa, un rito autunnale «come le occupazioni studentesche»; per poi rilanciare: «vedremo chi ha ragione». E poiché mediamente gli italiani non hanno una grande dimestichezza con i numeri, ha sperato forse di incontrare il loro favore: ma sì, chi vivrà vedrà.

Il vicolo stretto di Padoan

Sabato, 13 Agosto 2016

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso, 13 agosto 2016

Era prevedibile e infatti l’avevamo previsto, ha fatto sapere con una nota il ministero dell’Economia, subito dopo la diffusione dei dati dell’Istat sull’andamento del Pil: crescita zero nel secondo trimestre dell’anno. Numeri gelati che sono piombati sul venerdì di esodo degli italiani verso le vacanze. Secondo lo stesso Istat, 7 italiani su 10 sono in grado di dire con una buona approssimazione com’è messo il Pil italiano. Probabilmente anche per molti di loro la doccia fredda di ieri non è arrivata del tutto imprevista: per chi è nel mondo del lavoro e delle imprese, bastava guardarsi un po’ intorno, parlare con i fornitori e con le banche, conteggiare i ritardi nei pagamenti. Per chi legge gli indicatori statistici, i segnali erano già arrivati a valanga: la produzione industriale in forte calo a giugno (meno 1% su base annua); l’export in discesa (meno 1,5% dal primo trimestre 2015 allo stesso periodo del 2016); e i prezzi calanti (meno 0,1% a luglio, sullo stesso mese dell’anno scorso), segnale di quella brutta malattia che è la deflazione e preoccupa mezzo mondo.

Ue, un tesoretto da usare con cura

Mercoledì, 18 Maggio 2016

Commento scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Caro Valdis, caro Pierre... Inizia così la lettera che ieri il ministro dell'Economia Padoan ha mandato a Dombrovskis e Moscovici, rispettivamente vicepresidente e responsabile degli Affari economici della Commissione Ue, in risposta alla missiva appena ricevuta (“caro Piercarlo...”), nella quale si dava sostanzialmente il via libera alla flessibilità chiesta dall'Italia sui conti pubblici per quest'anno, chiedendo un ritorno in carreggiata per il 2017.

Il bollino della stabilità

Martedì, 27 Ottobre 2015

Commento pubblicato il 27 ottobre sui quotidiani locali del gruppo Espresso

E se l’avesse fatto Berlusconi? Questa domanda, che ricorre spesso a proposito delle decisioni del governo Renzi, è un’arma a doppio taglio. È utilizzata dagli oppositori a sinistra di Renzi, sindacati e minoranza del suo partito, per dire che al nuovo leader si perdonano e si fanno passare cose che solo qualche anno fa avrebbero scatenato cortei e girotondi. Ma è usata anche dai fan renziani, per vantare il superamento delle vecchie categorie, dire che non ci sono idee di destra e di sinistra ma idee buone e idee cattive, insomma per superare i confini della propria appartenenza e cominciare a edificare il “partito della Nazione”.

Meno spending review, più deficit spending

Venerdì, 16 Ottobre 2015

Articolo pubblicato il 16 ottobre sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Meno spending review, più deficit spending. La manovra economica illustrata ieri dal premier Renzi nei soliti modi scoppiettanti, dagli schermi e dal web, è caratterizzata da due dati. 5 miliardi dalla spending review: l’obiettivo dei risparmi dalla spesa pubblica è stato dimezzato, rispetto a quanto previsto a suo tempo dallo stesso governo che aveva investito del compiti due campioni dei tagli per reperire ben 10 miliardi. E 13 miliardi dalla “flessibilità europea”: vale a dire, la possibilità di aumentare il rapporto tra il disavanzo pubblico e il prodotto interno lordo, senza incorrere nelle sanzioni di Bruxelles. La cosa non è scandalosa di per sé, anzi: è da anni che molti economisti (poco ascoltati in Europa) ripetono che affrontare la crisi a colpi di austerità non avrebbe fatto che peggiorare le cose. Dunque, ben venga un allentamento dell’austerità. Ma sarebbe bene dire le cose come stanno, per esempio ammettere che sulla spending review si continuano a fare più chiacchiere che fatti (e infatti ancora non è chiaro cosa c’è dentro); e soprattutto valutare se si è scelto il modo migliore per impiegare questo nuovo deficit.

Per i giovani e i poveri c'è il nulla

Mercoledì, 09 Settembre 2015

Commento pubblicato il 9 settembre 2015 sui quotidiani locali del gruppo Espresso


Case e pensioni. Pensioni e case. Da quanto tempo il dibattito, alla vigilia di ogni manovra economica, ruota attorno a queste due parole? Da Dini a Fornero, da Berlusconi (che calò in tv sulla campagna elettorale 2006 l’asso dell’abolizione dell’Ici) a Renzi (che sempre in tv ha annunciato la fine dell’attuale Tasi, erede dell’Imu, erede dell’Ici), niente sembra essere cambiato nelle priorità della politica nazionale. Nel frattempo c’è stata la più grave crisi economica dal ’29, sono passati vari governi, tre o quattro generazioni nuove si sono affacciate alla vita adulta, ma la lingua batte sempre lì: pensioni e case. Anche se la proprietà dell’abitazione riguarda pochissimi giovani (il 70 per cento dei trentenni vive ancora nella famiglia di origine, e meno della metà delle famiglie con titolare sotto i 34 anni è proprietaria nella casa in cui vive), e la questione della “flessibilità in uscita” riguarda, per definizione, solo chi è attorno ai 60 anni. Questa ossessione non è una cosa di cui il rottamatore Renzi, che si è fatto vanto della sua attenzione ai giovani, possa andare fiero.

Subscribe to manovra