Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

nascite

Spazio ai veri numeri dell'Italia

Martedì, 07 Marzo 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Il bilancio demografico del 2016, diffuso ieri dall’Istat, dovrebbe stare al primo posto nella pila dei documenti all’esame della politica economica del governo. Più dei dati sulla bassa ripresa del Pil e di quelli su deficit e debito, suona un campanello d’allarme ormai fragoroso sulle emergenze del Paese. La lunga crisi economica negli anni passati ha inciso un po’ ovunque anche sulle nascite, ma in nessun posto come in Italia, facendo emergere in modo lampante l’esistenza di quella che gli esperti chiamano la “baby recession”, la recessione dei bambini; e le caratteristiche generazionali delle cicatrici che la crisi lascia, segnando la fascia d’età più giovane che è anche quella della (perduta) fertilità.

Culle vuote per paura del futuro

Sabato, 22 Ottobre 2016

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 22 ottobre 2016

Culle vuote, anzi deserte. Se il 2015 è passato alla storia della demografia come l’anno del picco delle morti, il 2016 rischia di consegnare un altro primato, non meno triste. Lo ha notato ieri la Repubblica, mettendo in fila i dati mensili che arrivano dall’Istat sulle nascite, aggiornati a giugno 2016. Nei primi sei mesi dell’anno il trend discendente delle nascite è proseguito, anzi si è accentuato vertiginosamente. Tranne il mese di febbraio, tutti gli altri hanno consegnato sistematicamente un segno “meno” rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E così, nel primo semestre le nascite in Italia si sono fermate poco sopra quota 221.000, contro le 236.000 dell’anno precedente. In percentuale, si tratta di un calo del 6%. Per fare un confronto, basti dire che nel 2015 – che finora era considerato l’anno più negativo, quello nel quale si è scesi sotto la soglia del mezzo milione di neonati – la riduzione sull’anno precedente era stata del 3,1%.

Sostegno alla famiglia precaria: no alla trappola del facile consenso

Mercoledì, 24 Agosto 2016

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso, il 24 agosto 2016

Cultura, pensioni, libri, ecobonus, esodati, investimenti, bebè… Il mese prima della manovra è fitto di idee. Anche se le spiagge si vanno svuotando, sono tanti a cercare un posto al sole. Ognuno punta la sua posta, assai prima che si apra il banco. Per far vedere che ci crede, per mostrare le sue priorità, per ricordarle agli elettori, per aprire la trattativa. Ma spesso i ballon d’essai di fine estate non durano fino all’inizio autunno. Speriamo che non sia questo il destino del grande piano per la famiglia: tema lanciato dal ministro per gli affari regionali Enrico Costa, non perché la famiglia sia una questione “regionale” ma perché quando è stato nominato gli è stata data la delega appunto alla famiglia, con l’indicazione esplicita del sostegno alla natalità. Un tassello particolarmente importante per il microcosmo della politica (rafforzamento della delegazione dell’Ncd al governo, con il tema per loro classico delle politiche familiari), ma infinitamente più importante per il futuro del Paese. Perché la famiglia ha retto il peso maggiore della crisi, sostituendo il sistema di protezione sociale laddove questo non è arrivato, ma ha tenuto fino a un certo punto. E la maggiore sofferenza la si vede proprio nei numeri sulle nascite.

Maternità, rinvio o rinuncia? #comesiamocambiati, in cifre

Lunedì, 02 Novembre 2015

L'Italia guida la classifica della "baby recession" in Europa. Negli anni della crisi, si è annullato tutto il recupero di fecondità "guadagnato" dal 1995 al 2008. Cosa sta succedendo? Le ragazze, sempicemente, rinviano. Il fenomeno è di lungo periodo: la curva dell'età e della fecondità (nel grafico, si vede per generazioni)  si abbassa e si sposta a destra: si fanno sempre meno figli e sempre più tardi. Ma oltre un certo limiteil rinvio diventa una rinuncia. A volte inconsapevole, quasi sempre forzata. Di chi, dove e perché? Ne parlo nel capitolo del mio libro Come siamo cambiati, dedicato a "meno figli per tutte".

Addio società dell'iper (#comesiamocambiati, in numeri)

Mercoledì, 28 Ottobre 2015

Le nascite e i matrimoni, gli acquisti di auto, le compravendite di abitazioni. In otto numeri, quattro eredità della crisi.  Non è solo una questione economica: traballa un modello di consumo (e società) basato sul grande, sull'iper. (Questo è il grafico che apre il capitolo sui consumi del mio libro, "Come siamo cambiati", che parte dalla crisi dell'iper per parlare di nuova povertà, ma anche di una nuova misura nel nostro modello di consumo. In libreria, in e-book o in streaming).

Subscribe to nascite