Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

pensioni

Con quota cento ancora una penalizzazione per le donne

Giovedì, 31 Gennaio 2019

Articolo pubblicato sui quotidiani del gruppo Gedi

I “quotacentisti” sono pronti allo scatto. Ma tra loro, solo c’è solo una donna su quattro. Tra coloro che potranno usufruire della possibilità di andare in pensione quest’anno grazie alle nuove regole introdotte con la legge di stabilità, con 38 anni di contributi e 62 d’età, c’è una schiacciante maggioranza maschile. Qualche tempo fa, parlando del congedo di paternità obbligatorio che pareva sparito dalla prima versione della manovra (e poi è ricomparso, allungato a 5 giorni), il presidente dell’Inps Tito Boeri aveva parlato di “governo maschilista”. I primi calcoli sulla platea che usufruirà di “quota 100” portano a rinverdire quel giudizio.

Correzioni a una rotta incerta con destinazione ignota

Mercoledì, 05 Dicembre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Imbarazzo. È questa la parola-chiave della surreale audizione con la quale ieri sera il ministro Tria ha reso alla Camera la sua informativa sulla manovra. Un’audizione molto attesa, nella quale il ministro non ha detto nulla. Nulla che già non si sapesse: la manovra su cui il parlamento sta discutendo è scritta con l’inchiostro simpatico, il governo sta valutando se “definendo meglio” reddito di cittadinanza e quota 100 si potranno tagliare un po’ i relativi fondi, ma è ancora tutto da vedere se su questo si troverà l’accordo politico, se i soldi saranno messi a riduzione del deficit o in altro, e se l’Europa ci starà. Un gigantesco “se” domina l’economia e la politica italiana, da quando la “manovra del cambiamento” si è scontrata con i fatti: l’Europa e i mercati, l’economia in crisi, gli interessi organizzati delle imprese raccolti nelle dodici sigle riunite l’altroieri a Torino sotto il titolo di “nazionale del Pil”.

Manovra economica 2019. La perfetta ma insostenibile spartizione del bottino

Domenica, 30 Settembre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

I ventisette miliardi di deficit programmati dal governo possono sembrare tanti o pochi. Di sicuro troppi se si guardano le regole costituzionali, ricordate ieri da Mattarella che ha invocato l’equilibrio di bilancio: quelle originarie, che impongono una copertura di tutte le nuove spese; e quelle nuove, aggiunte dopo la firma dei trattati europei, che impongono il pareggio di bilancio. Ma più che ricordare la forma – in realtà mai rispettata, se abbiamo il debito pubblico al 132% del Pil – il presidente ha inteso lanciare un messaggio di sostanza, parlando di “sostenibilità” del debito. In pratica, mettersi in condizioni di poterlo ripagare e convincere di questo i risparmiatori. Il presidente del consiglio ha detto che i dettagli del Def e della manovra rassicureranno tutti. Nell’attesa – che rischia di essere lunga, stando ai precedenti come il decreto per Genova – ci si deve accontentare di quel che si sa.

È trovare un equilibrio il vero lavoro usurante

Mercoledì, 22 Novembre 2017

Articolo scritto per i giornali locali del gruppo Espresso

Come da copione, la rottura sulle pensioni è arrivata. E come succede ormai da decenni – almeno dalla riforma Dini, anno 1995 – la previdenza infiamma il dibattito politico e piomba sulla campagna elettorale. Si può considerare una cosa normale, in un Paese che è tra i più anziani d’Europa. Ma è un po’ allarmante, in un’epoca in cui sta cambiando il mondo – in particolare, quello del lavoro, travolto da una rivoluzione tecnologica che cancella interi mestieri o ne riscrive il contenuto. In questa prospettiva, la fissazione del dibattito sul solo tema delle pensioni riflette più le esigenze politiche, visti i numeri del gruppo elettorale di riferimento, che non quelle reali dell’economia.

La classe operaia va in pensione

Mercoledì, 17 Maggio 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Una crescita a bassa intensità, con qualche luce nel settore dell’industria manifatturiera che però non riesce a illuminare l’enorme settore dei servizi poco produttivi. E una società che presenta nuove diseguaglianze, nella quale conta sempre di più il luogo e la famiglia di nascita, mentre spariscono appartenenze un tempo forti, come quella degli operai e della piccola borghesia. La fotografia dell’Italia tracciata dal Rapporto annuale dell’Istat presentato ieri a Roma dal presidente Giorgio Alleva, conferma alcune verità già note (l’invecchiamento, la bassa produttività, il nuovo dinamismo delle esportazioni) ma soprattutto tenta un’operazione ambiziosa: classificare i gruppi sociali in Italia, dire come sono fatti, chi sta meglio e chi sta peggio.

Pensioni, un Paese spaccato a metà

Lunedì, 12 Settembre 2016

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 12 settembre 2016

Fino a qualche tempo fa le pensioni degli italiani sembravano una bomba pronta a esplodere e l’obiettivo principale dei governi era far lavorare la gente più a lungo. In poco tempo, la situazione è cambiata. Per la prossima manovra economica si studia un meccanismo per anticipare l’uscita dal lavoro; e il presidente dell’Inps Tito Boeri fa sapere che non c’è un problema di sostenibilità finanziaria della previdenza. Lo stesso Boeri aggiunge però che c’è un altro problema più grande che il sistema pensionistico deve affrontare, ed è quello della sua equità.

Per i giovani e i poveri c'è il nulla

Mercoledì, 09 Settembre 2015

Commento pubblicato il 9 settembre 2015 sui quotidiani locali del gruppo Espresso


Case e pensioni. Pensioni e case. Da quanto tempo il dibattito, alla vigilia di ogni manovra economica, ruota attorno a queste due parole? Da Dini a Fornero, da Berlusconi (che calò in tv sulla campagna elettorale 2006 l’asso dell’abolizione dell’Ici) a Renzi (che sempre in tv ha annunciato la fine dell’attuale Tasi, erede dell’Imu, erede dell’Ici), niente sembra essere cambiato nelle priorità della politica nazionale. Nel frattempo c’è stata la più grave crisi economica dal ’29, sono passati vari governi, tre o quattro generazioni nuove si sono affacciate alla vita adulta, ma la lingua batte sempre lì: pensioni e case. Anche se la proprietà dell’abitazione riguarda pochissimi giovani (il 70 per cento dei trentenni vive ancora nella famiglia di origine, e meno della metà delle famiglie con titolare sotto i 34 anni è proprietaria nella casa in cui vive), e la questione della “flessibilità in uscita” riguarda, per definizione, solo chi è attorno ai 60 anni. Questa ossessione non è una cosa di cui il rottamatore Renzi, che si è fatto vanto della sua attenzione ai giovani, possa andare fiero.

Che fine fanno i soldi dei nostri fondi pensione?

Martedì, 09 Giugno 2015

Ormai è nell’aria, anche prima dell’arrivo delle famose buste promesse da Tito Boeri ai lavoratori più giovani: la pensione pubblica del futuro arriverà tardi e sarà bassina. Non per tutti, ma per molti. Quel che si sa di meno è che qualcuno sta già, per conto suo, cercando ripari: nel 2014, anno in cui l’Italia era ancora con tutti e due i piedi nella recessione, c’è stato un comparto che ha fatto segnare un più 8,5 per cento, ed è quello della previdenza integrativa. Al suo interno, le polizze delle assicurazioni private sono cresciute ancora di più: del 21,2 per cento.

Pensioni, è questa l'equità che vogliamo?

Martedì, 19 Maggio 2015

Articolo scritto per inGenere.it con Francesca Bettio.

Il governo intende disinnescare la 'mina' della sentenza della Corte costituzionale sulle pensioni con un rimborso parziale e forfettario, limitato alle pensioni inferiori ai 3.200 euro mensili lordi. Il rimborso sarà di gran lunga minore dell’indicizzazione effettivamente perduta, ossia del mancato recupero dell'adeguamento al costo della vita, e decrescente al crescere dell’importo della pensione (con una forchetta che va dai 278 ai 750 euro). Si tratta di una soluzione che, escludendo dal rimborso le pensioni più alte e dando e tutte le altre una cifra assai minore di quella che sarebbe stata dovuta, riduce l’impatto finanziario sulle casse pubbliche che una restituzione totale avrebbe avuto. Con una decisione che con tutta probabilità produrrà un nuovo contenzioso giuridico, il governo interpreta a suo modo le istanze di equità che tutto il dibattito seguìto alla sentenza della Consulta ha sollevato.

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L'azzardo di Matteo Renzi sulle pensioni

Lunedì, 18 Maggio 2015

Con la conferenza stampa in cui ha annunciato la soluzione del governo per il caso aperto dalla sentenza della Corte costituzionale sulle pensioni, Matteo Renzi ha cercato ancora una volta l’azzardo, provando a trasformare la tegola che gli è caduta addosso in uno spot elettorale.

Lo ha fatto come al solito preannunciando la novità in televisione nella domenica pomeriggio – com’era già stato per il bonus 80 euro e il bonus bebè –, stavolta con una contorsione linguistica ai limiti della truffa: chiamando “bonus” quella che sarà una restituzione solo parziale, e per alcuni nulla, delle somme che, secondo la sentenza della Corte, sono state illegittimamente sottratte alle pensioni negli anni 2012 e 2013.

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