Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Rapporto

L'eredità di genere della crisi nel nuovo rapporto Istat

Mercoledì, 20 Maggio 2015

Siamo fuori dal tunnel? Il primo Rapporto annuale dell’Istat dalla fine della crisi economica (o meglio sarebbe dire: da quando il Pil è passato dal segno 'meno' al segno 'più') è assai cauto, non si sbilancia in ottimismo. Ma, per usare una metafora proposta nella sua presentazione dal presidente Giorgio Alleva, evidenzia i germogli spuntati sull’albero assai malconcio dell’economia italiana. Se cresceranno – e il 'se' è collegato a tante variabili, esterne e interne -, una cosa è certa: non saranno su tutti i rami, poiché solo una parte dei territori italiani ha già 'agganciato' la ripresa. (...). In questo quadro, che ne è del gap di genere nell’economia e nel mercato del lavoro italiani? 

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Secondo l'Istat la ripresa c'è ma è per pochi

Mercoledì, 20 Maggio 2015

In Europa l’occupazione è tornata ai livelli che c’erano prima della crisi. In Italia siamo sotto di tre punti rispetto al 2008 e di quasi dieci punti rispetto alla media europea. Detto in altre parole: per allinearci al tasso di occupazione medio dell’Unione europea, dovremmo conquistare tre milioni e mezzo di posti di lavoro. L’anno scorso, quando la crisi era ancora in pieno corso e ciò nonostante un piccolo aumento dell’occupazione c’è stato, ne abbiamo avuti 88mila in più. Come dire: il gap che ci separa dall’Europa, in termini di lavoro, di questo passo sarà colmato in 39 anni.

È solo una delle cifre, ma la più netta, che emerge dal Rapporto annuale 2015 dell’Istat. Il primo presentato dal nuovo presidente Giorgio Alleva, il primo a recessione ufficialmente conclusa.

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