Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Renzi

Aumento dell'Iva, i conti del bilancio e la politica

Giovedì, 20 Aprile 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Non tutti hanno una casa, non tutti lavorano, ma tutti consumano. Per questo l’aumento dell’Iva - l’imposta che pagano i consumatori, attualmente in Italia a tre aliquote, il 4, il 10 e il 22% - è la misura più impopolare e più efficace che un ministro dell’economia possa pensare: impopolare, perché alleggerisce il portafoglio di tutti; efficace, perché ha un gettito sicuro e immediato.

Dal punto di vista redistributivo, poi, è una manovra che colpisce di più chi ha meno: poiché i più ricchi spendono di più in assoluto, ma la quota del loro reddito destinata ai consumi è minore di quella dei poveri, che finiscono per spendere quasi tutto quel che guadagnano e difficilmente mettono da parte qualcosa. È bene ricordarlo, nello stesso giorno in cui l’Istat ci ricorda che l’11,9% degli italiani vive in povertà assoluta: sono 7,2 milioni di persone, e non possono vivere solo con pane, latte e olio (i beni di “prima necessità” con l’Iva agevolata, al 4%). Ma allora perché Padoan ha ventilato la proposta di aumentare l’Iva, causando le ire del suo “ex giovane capo” (così lui stesso lo ha chiamato), Matteo Renzi, e poi ha fatto marcia indietro dopo pochi giorni?

Siamo un Paese a rischio, servono investimenti

Giovedì, 06 Aprile 2017

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso

Un’economia che cammina, ma con il freno a mano tirato. Questo il quadro che emerge dalla nota mensile dell’Istat diffusa ieri. Nello stesso giorno altri numeri ci informavano del fatto che, dei 115.000 italiani che lo scorso anno si sono trasferiti all’estero, una larga parte ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. Mentre la riduzione della disoccupazione giovanile, elemento a prima vista positivo segnalato sempre dall’Istat, si deve più a quanti hanno rinunciato a cercare lavoro che a quanti l’hanno trovato.

La povertà e le risorse disperse

Mercoledì, 01 Marzo 2017

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Se i robot lavorano per noi, non è necessariamente un male: possiamo redistribuirci la ricchezza che producono assegnandoci un minimo vitale uguale per tutti. È questa la filosofia alla base del reddito di cittadinanza versione californiana: i visionari della Silicon Valley, abituati a pensare in grande, non hanno timore a misurarsi con un’utopia antica, che comincia nel Settecento, agli albori della prima Rivoluzione industriale. La proposta nel Novecento ha attraversato destra e sinistra, con accesi fautori e grandi avversari in tutti e due i campi, contrapponendo i sostenitori del diritto al lavoro a quelli del diritto al reddito. Adesso che non abbiamo né l’uno né l’altro, piomba sul nostro welfare incerto, anche in virtù della breve gita di Renzi nella Silicon Valley.

Governo Gentiloni, scopri le differenze

Martedì, 13 Dicembre 2016

Commento scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Confermata la squadra economica, rimescolati gli incarichi dei fedelissimi di Renzi, premiato un alleato minore (Alfano, che transita senza giustificazioni apparenti dagli Interni agli Esteri). Non si muove il titolare di una delle riforme più importanti del passato governo (Poletti, al Lavoro), viene defenestrata la ministra che ha gestito un’altra importante riforma, quella della scuola (Giannini, via dall’Istruzione).

Mps, ultimo e primo atto

Domenica, 11 Dicembre 2016

Commento scritto per i giornali locali del gruppo Espresso

Un governo a termine, nato da una situazione confusa, potrebbe partorire come suo primo atto la nazionalizzazione della banca più antica del mondo. Il Monte dei Paschi di Siena, nato nell’anno 1475 per le esigenze dei “pascoli” della zona, ed entrato in crisi gravissima a partire dal 2011, si salverà forse grazie all’intervento pubblico. L’attuale management fa sapere di puntare ancora a una soluzione “di mercato” – ossia al fatto che gli attuali azionisti e obbligazionisti e altri investitori ci mettano i soldi -, ma la rapidissima evoluzione che si è avuta negli ultimi giorni fa ritenere inevitabile l’intervento del governo. Debole o forte che sia, il nuovo governo nascerà su una grana bancaria, così come il precedente proprio sulle banche aveva subìto i primi smacchi. E dovrà rispondere alla domanda – non tecnica, ma politica – sulla quale Renzi ha glissato: chi deve pagare per la crisi delle banche?

I mercati non votano

Mercoledì, 23 Novembre 2016

I mercati non si sono spaventati per la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti ma temono come la peste il fatto che in Italia la costituzione resti così com’è. Questa è la situazione, stando ai commenti, alle previsioni, alle analisi autorevoli sui mezzi d’informazione, alle voci sui mercati e anche al senso comune di tanti risparmiatori in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre.

Se vince il no – l’ha scritto fuori dai denti il seguitissimo Wolfgang Munchau sul Financial Times, e in modo più blando il Wall Street Journal – si apre la giostra, parte un processo che può portare alla caduta del governo Renzi e, essendo l’Italia l’anello debole di una catena dell’euro già sgangherata, tutto può succedere.

Un azzardo giocare con i mercati

Mercoledì, 16 Novembre 2016

Commento pubblicato il 16 novembre dai quotidiani locali del gruppo Espresso

L’azzardo in politica può essere una virtù, ma se si combina con quel casinò planetario che sono i mercati finanziari può rovesciarsi nel suo opposto e comportare guai seri. Con l’avvicinarsi della scadenza referendaria, va montando la preoccupazione sugli effetti possibili del voto sui mercati e in particolare su quell’indicatore che, oltre a far variare il peso e la sostenibilità del nostro debito pubblico, ha già segnato morte e vita di diversi governi: lo spread. Ossia il differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi e quello dei bond italiani, in sostanza quel che i governi pagano ai mercati per compensare “il rischio Paese”. Da qualche tempo quest’indicatore ha ripreso a salire, per cause diverse tra le quali c’è anche, ma non solo, la prossima scadenza elettorale. E ieri il premier Renzi ha deciso di impugnarlo come un’arma, commentando così i dati positivi sull’andamento del Pil: «Con le riforme sale il Pil, senza riforme sale lo spread. Avanti tutta, l’Italia ha diritto al futuro”.

Def, quelle previsioni sballate

Giovedì, 06 Ottobre 2016

 Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 6 ottobre 2016

Anche questa volta Matteo Renzi ha portato il discorso sui due terreni a lui più congeniali: la battuta e la sfida. Parlando dei rilievi tecnici e istituzionali sui conti pubblici che sono alla base della prossima manovra economica, ha sbuffato dicendo che si tratta sempre della stessa solfa, un rito autunnale «come le occupazioni studentesche»; per poi rilanciare: «vedremo chi ha ragione». E poiché mediamente gli italiani non hanno una grande dimestichezza con i numeri, ha sperato forse di incontrare il loro favore: ma sì, chi vivrà vedrà.

Pensioni, un Paese spaccato a metà

Lunedì, 12 Settembre 2016

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 12 settembre 2016

Fino a qualche tempo fa le pensioni degli italiani sembravano una bomba pronta a esplodere e l’obiettivo principale dei governi era far lavorare la gente più a lungo. In poco tempo, la situazione è cambiata. Per la prossima manovra economica si studia un meccanismo per anticipare l’uscita dal lavoro; e il presidente dell’Inps Tito Boeri fa sapere che non c’è un problema di sostenibilità finanziaria della previdenza. Lo stesso Boeri aggiunge però che c’è un altro problema più grande che il sistema pensionistico deve affrontare, ed è quello della sua equità.

Ora i fatti, non slide e proclami

Sabato, 03 Settembre 2016

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso il 3 settembre 2016

Non è mai bello quando un governo si mette a fare le pulci a un organo indipendente. Tanto più se lo fa quando questo dice o fa qualcosa di sgradevole per il governo stesso. Dunque la polemica che si è aperta sui dati dell’Istat, che ha confermato ieri la crescita zero per l’Italia, è inutile e dannosa. Tanto più che stiamo parlando di numeri piccolissimi: cosa cambierebbe nella sostanza se nel secondo semestre avessimo avuto una crescita dello 0,1 invece che calma piatta? Più utile sarebbe interrogarsi su quei dati e sull’insieme delle questioni che, da qualche mese, si stanno addensando sull’orizzonte del governo come nubi che portano tempesta.

Flessibilità, basta chiederla. Una troika sul post-terremoto

Mercoledì, 31 Agosto 2016

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 31 agosto 2016

In tutt’Europa, dove più dove meno, gli investimenti languono. Dall’anno d’inizio della crisi a oggi, gli investimenti sono scesi, in rapporto al Pil, di quasi tre punti percentuali nella media dell’Unione, di quasi 4 punti in Italia. Da noi la riduzione ha interessato sia le spese pubbliche in conto capitale, che quelle private: in entrambi i casi, la discesa è continuata fino al 2015, cioè anche negli anni della presunta fine della crisi. Dunque gli investimenti servono in Europa, e il taglio di quelli pubblici non ha liberato risorse per quelli privati. Ci sarebbe più di una ragione, sia teorica che storica, per escludere la spesa pubblica per investimenti dai tetti del patto di stabilità.

Pd, roccaforte in centro (storico)

Martedì, 07 Giugno 2016

Articolo scritto per i giornali locali del gruppo Espresso

Nel centro storico di Roma e nel quartiere Parioli-Nomentano, le due nuove roccaforti “rosse” - le uniche circoscrizioni nelle quali il candidato Giachetti si è classificato primo – il reddito medio supera quello medio dei romani, rispettivamente, di 20mila e di 15mila euro. Nelle tre zone nelle quali il reddito è al di sotto di quello medio cittadino, la giovane Raggi ha incassato percentuali dal 37% (Portuense e Centocelle) al 41,2% (Tor Bella Monaca). Basterebbero questi dati (presi da una interessante ricerca prodotta qualche mese fa dal centro Rur di Giuseppe Roma) per dire che, qualunque cosa affermi il suo leader e comunque vadano i ballottaggi, il Pd ha un problema grande come una casa.

Gli step-ipocriti

Lunedì, 22 Febbraio 2016

Alla fine, la legge sulle unioni civili passerà per voto di fiducia, e dal suo testo sarà falciata via la stepchild adoption, l’adozione del figliastro. Smentendo tutto quello che si è detto per mesi: è una materia trasversale e profonda, che divide e supera gli schieramenti, e non legata all’identità e al programma del governo. Sulla manovra economica si è (si sarebbe) obbligati a decidere insieme agli alleati, sui temi etici no.

Abolire la Tasi è sbagliato

Martedì, 17 Novembre 2015

Una promozione con riserva. O l’annuncio di una futura bocciatura in primavera. Il verdetto di Bruxelles sulla manovra finanziaria italiana per il 2016 può essere visto come il classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda della propaganda che si vuol fare. Oppure può essere letto qui e analizzato nei punti dolenti.

Il bollino della stabilità

Martedì, 27 Ottobre 2015

Commento pubblicato il 27 ottobre sui quotidiani locali del gruppo Espresso

E se l’avesse fatto Berlusconi? Questa domanda, che ricorre spesso a proposito delle decisioni del governo Renzi, è un’arma a doppio taglio. È utilizzata dagli oppositori a sinistra di Renzi, sindacati e minoranza del suo partito, per dire che al nuovo leader si perdonano e si fanno passare cose che solo qualche anno fa avrebbero scatenato cortei e girotondi. Ma è usata anche dai fan renziani, per vantare il superamento delle vecchie categorie, dire che non ci sono idee di destra e di sinistra ma idee buone e idee cattive, insomma per superare i confini della propria appartenenza e cominciare a edificare il “partito della Nazione”.

Meno spending review, più deficit spending

Venerdì, 16 Ottobre 2015

Articolo pubblicato il 16 ottobre sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Meno spending review, più deficit spending. La manovra economica illustrata ieri dal premier Renzi nei soliti modi scoppiettanti, dagli schermi e dal web, è caratterizzata da due dati. 5 miliardi dalla spending review: l’obiettivo dei risparmi dalla spesa pubblica è stato dimezzato, rispetto a quanto previsto a suo tempo dallo stesso governo che aveva investito del compiti due campioni dei tagli per reperire ben 10 miliardi. E 13 miliardi dalla “flessibilità europea”: vale a dire, la possibilità di aumentare il rapporto tra il disavanzo pubblico e il prodotto interno lordo, senza incorrere nelle sanzioni di Bruxelles. La cosa non è scandalosa di per sé, anzi: è da anni che molti economisti (poco ascoltati in Europa) ripetono che affrontare la crisi a colpi di austerità non avrebbe fatto che peggiorare le cose. Dunque, ben venga un allentamento dell’austerità. Ma sarebbe bene dire le cose come stanno, per esempio ammettere che sulla spending review si continuano a fare più chiacchiere che fatti (e infatti ancora non è chiaro cosa c’è dentro); e soprattutto valutare se si è scelto il modo migliore per impiegare questo nuovo deficit.

Poste, la gallina dalle uova d'oro

Martedì, 13 Ottobre 2015

Articolo pubblicato il 13 ottobre sui quotidiani locali del gruppo Espresso

Dai libretti postali aperti da nonni e zii premurosi ai neonati più fortunati, alle file nel giorno della pensione. Dalla culla alla tomba, le Poste sono sempre state una cosa importante. Presidiano il territorio, con 13mila uffici che arrivano fino in paesini così piccoli da essere rimasti senza scuole e senza parroco: come i carabinieri, le Poste ci sono. Danno lavoro a ben 142.000 dipendenti: non c’è bisogno di tornare ai tempi in cui erano un feudo democristiano e si assumevano postini geolocalizzati nel luogo di nascita del ministro di turno, per capire che ancora oggi sono un bel serbatoio di lavoro. Sono familiari a tutti, italiani e immigrati: i conti correnti postali sono ben 6 milioni e duecentomila. Tutti motivi per dire che l’operazione che è partita da ieri e finirà il 26 ottobre con la quotazione in borsa delle Poste italiane riguarda tutti, non solo i futuri azionisti o gli attuali dipendenti o il soddisfatto proprietario, ossia il governo. Perché è vero che, per citare la pubblicità delle Poste, “cambiare è il modo migliore che abbiamo per crescere”: ma questo cambiamento andrà bene a tutti?

La vera evasione fiscale è un'altra cosa

Martedì, 06 Ottobre 2015

Commento pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Espresso il 6 ottobre 2015

Pagare meno, pagare tutti. Quante volte questo slogan è risuonato, nella vita pubblica italiana, a proposito delle tasse? Domenica se ne è avuto l’ultimo aggiornamento, legato a un aspetto molto piccolo, ma concreto e che tocca la vita di tutti: la televisione. O meglio: il servizio pubblico radiotelevisivo, dai cui schermi il presidente del consiglio ha annunciato che potremmo avere dal prossimo anno il canone direttamente conteggiato nella bolletta elettrica. Obiettivo: lotta all’evasione, visto che il canone Rai è tra le tasse meno pagate d’Italia e forse del mondo, col 27% di contribuenti che sfuggono. Mettendo il canone in bolletta – questo l’argomento - si riusciranno a raggiungere gli evasori e così a ridurre il peso su chi già adesso paga. Mettiamo che si possa fare – anche se le obiezioni giuridiche sono tante, e già denunciate dai colossi dell’elettricità, che non ci stanno a fare gli esattori per il governo. Però, anche mettendo tra parentesi questi aspetti pratici non indifferenti, ci sono due cose che non tornano. La prima è nell’ammontare della riduzione del canone: da 113 a 100 euro l’anno, meno di una pizza al piatto. Possibile che tutta l’evasione recuperata valga così poco? No: nei conti del governo, il grosso della somma dovrebbe andare a ripianare il deficit del servizio pubblico. Quindi il ragionamento non è: facciamo pagare tutti, così tutti pagheremo di meno; ma: facciamo pagare tutti, per dare più soldi alla Rai. Legittimo, ma sarebbe bene dire le cose come stanno.

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