Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

sindacato

Alitalia, così la nazionalizzazione si è trasformata in tabù

Giovedì, 27 Aprile 2017

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

Separare il mercato dalla politica, nella vicenda Alitalia, è impossibile oggi come sempre nella sua storia. Dunque è irresistibile la tentazione di leggere il No al referendum sull’accordo come una manifestazione dell’onda politica globale, ossia la coda lunga dei tanti No che vincono, dalla rivolta trumpiana negli Usa all’affermazione di Le Pen in Francia, mettendoci dentro magari anche il No al referendum di Renzi. Irresistibile, in parte fondata, ma anche pericolosa: meglio distinguere e analizzare bene il merito delle questioni, cioè fare esattamente il contrario di coloro che sguazzano in quest’onda.

In effetti, nel No che ha aperto le porte all’ultimo atto della compagnia di bandiera c’è molto di quello che genericamente si chiama populismo e che sarebbe meglio definire protesta: un voto che è prima di tutto un gigantesco benservito all’élite che lo propone, che siano primi ministri, manager o sindacalisti. Non ci fidiamo di voi, e ve lo diciamo a costo di farci del male (non lo sapevano, i poveri elettori di Trump, che per prima cosa il loro beniamino avrebbe ridotto le tasse ai ricchi?). E i dipendenti di Alitalia rischiano di farsi veramente male. E c’è l’insipienza delle élite stesse, nel rinviare i problemi o gestirli male finché questi non presentano il conto (storico il tweet di Renzi del 4 giugno 2015: «Vola Alitalia, viva l’Italia»).

Un non-leader per il sindacato

Giovedì, 03 Giugno 2010

Una miriade di sigle, alcune sconosciute anche a Wikipedia. Circa 250mila lavoratori. Due anni di assemblee e congressi, conclusi la settimana scorsa al cinema Capranica di Roma con spumante finale, per brindare alla notizia: una cosa che si unisce a sinistra, nel variegato mondo del sindacalismo di base, extra e anti-confederale. La neonata cosa si chiama Usb, Unione sindacale di base. E Paolo Leonardi, romano, 55 anni di cui 30 dentro l'Inps a fare le Rappresentanze di Base, è uno dei suoi non-leader. Non-leader, perché “non abbiamo segretari, ma una gestione collettiva”.

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