Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Tria

Correzioni a una rotta incerta con destinazione ignota

Mercoledì, 05 Dicembre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Imbarazzo. È questa la parola-chiave della surreale audizione con la quale ieri sera il ministro Tria ha reso alla Camera la sua informativa sulla manovra. Un’audizione molto attesa, nella quale il ministro non ha detto nulla. Nulla che già non si sapesse: la manovra su cui il parlamento sta discutendo è scritta con l’inchiostro simpatico, il governo sta valutando se “definendo meglio” reddito di cittadinanza e quota 100 si potranno tagliare un po’ i relativi fondi, ma è ancora tutto da vedere se su questo si troverà l’accordo politico, se i soldi saranno messi a riduzione del deficit o in altro, e se l’Europa ci starà. Un gigantesco “se” domina l’economia e la politica italiana, da quando la “manovra del cambiamento” si è scontrata con i fatti: l’Europa e i mercati, l’economia in crisi, gli interessi organizzati delle imprese raccolti nelle dodici sigle riunite l’altroieri a Torino sotto il titolo di “nazionale del Pil”.

Se la sfida alle regole europee diventa inaccettabile

Martedì, 20 Novembre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

L’Italia tira dritto. E l’Europa anche. Agli amanti del genere, può sembrare una versione, in salsa politico-finanziaria, del “chicken game”, gioco del pollo (o meglio del coniglio): perde chi molla per primo, ma se non molla nessuno dei due vanno a schiantarsi entrambi. Solo che l’eurogruppo non è un gioco, e probabilmente non è vero che gli sfidanti se la giocano alla pari. Finora, è su questa supposizione che si è giocata la strategia italiana: nella convinzione che, se noi siamo danneggiati dalla minaccia e dall’attuazione della procedura di infrazione, anche l’Unione Europea sarebbe molto danneggiata da una crisi finanziaria dell’Italia, o peggio dall’uscita della terza economia dell’Unione. Ma se questo stato dei rapporti di forza ha comportato finora la concessione di una certa flessibilità ai conti italiani, con i passati governi, la sfida adesso portata alle regole europee è troppo netta e plateale per poter essere accettata.

L'uggioso autunno dei conti del popolo

Venerdì, 09 Novembre 2018

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Gedi

Il ministro Tria torna a fare il professore e tratta i commissari europei come studenti poco attenti. Di fronte alle stime diffuse ieri dalla Commissione nelle sue previsioni economiche d’autunno, che condannano l’Italia a una crescita minore del previsto, il tecnico prestato alla politica legastellata abbandona i panni del mediatore. E affida la replica a una nota ufficiale, nella quale sostiene che le previsioni Ue sono basate su un’analisi “poco attenta e parziale”; e addirittura si rammarica della “défaillance tecnica” della Commissione. Dal canto suo, il primo ministro Conte proclama che “noi andiamo avanti con le nostre stime”. In sostanza: voi suonate le vostre percentuali, non suoneremo le nostre statistiche, si potrebbe dire parafrasando la disfida di Pier Capponi a Carlo VIII. In un Paese che è agli ultimi posti in Europa per competenze matematiche, una disfida pubblica sui numeri – che copre lo scontro politico tra Italia e Unione Europa - è proprio l’ultima cosa di cui avevamo bisogno.

Nessuno crede alla scommessa dei due vicepremier

Venerdì, 26 Ottobre 2018

Articolo pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Se qualcuno si aspettava che ieri il presidente della Bce Mario Draghi svolgesse la parte del “poliziotto buono”, dopo che aveva parlato quello “cattivo”, ossia la Commissione Ue, è stato deluso. Dopo la bocciatura della manovra italiana da parte della Commissione Ue, Draghi ha confermato la linea della Banca centrale europea: i tassi sono rimasti invariati, da gennaio finirà il “quantitative easing”, ossia lo scudo protettivo di Francoforte contro la speculazione sui debiti sovrani attraverso il riacquisto dei titoli pubblici degli Stati. Ma in questo caso “nessuna nuova, cattiva nuova”. E il perché lo ha spiegato lo stesso Draghi: le attuali condizioni dello spread sono pericolose, sia per la tenuta dei conti pubblici (fanno salire la spesa pubblica per  gli interessi) che per l’equilibrio delle banche. Infatti queste hanno nel loro portafogli pacchetti di titoli italiani che adesso valgono meno: una circostanza già nota agli addetti ai lavori, ma il fatto che sia stata sottolineata dal governatore della Bce è allarmante. E se qualcuno non avesse ancora capito, Draghi ha detto fuori dai denti che non arriverà alcun soccorso dalla Bce al governo italiano.

Cercansi "tecnici cattivi" per far digerire i conti all'Italia

Domenica, 23 Settembre 2018

Editoriale pubblicato sui quotidiani locali del gruppo Gedi

Si apre domani la settimana decisiva per la definizione della prima manovra economica del governo Salvini-Di Maio. E si apre sotto i peggiori auspici. Non tanto perché è platealmente confermata la presenza, nella maggioranza, delle due opposte visioni di Lega e M5S. Quanto perché a questa contrapposizione se ne è aggiunta un’altra: quella tra politici e tecnici, con questi ultimi designati a ricoprire il ruolo del “cattivo” della storia, da sacrificare per raggiungere il lieto fine.

La forza del ministro Tria e quella del suo fuoco amico

Domenica, 16 Settembre 2018

 Editoriale pubblicato sui giornali locali del gruppo Gedi

L’assedio di settembre al ministro dell’economia non è una novità. Anzi, si potrebbe dire che è un grande classico della politica. Da sempre l’inquilino di via XX settembre è tra i più corteggiati e odiati dai colleghi di governo. Corteggiato, perché ha i cordoni della borsa. Odiato, perché non può accontentare tutti. Così, il ruolo che da vari governi, e anche stavolta, è stato affidato a un tecnico diventa super-politico.

Come non alzare l'Iva? Mistero avvolto nel Def

Mercoledì, 20 Giugno 2018

Commento pubblicato sui quotidiani del gruppo Gedi

Un grande mistero ancora avvolge la politica economica del governo del cambiamento. Il voto di ieri sul Def, con l’approvazione della mozione di maggioranza, non ha detto come si farà ad evitare l’aumento dell’Iva previsto nelle clausole di salvaguardia. Però da ieri abbiamo qualche indizio e alcuni timori in più.

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