Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Trump

Protezionisti di tutto il mondo...

Sabato, 11 Febbraio 2017

Quest’Europa sta spaventando il mondo, disse qualche anno fa l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama registrando con stupore e paura lo spettacolo della prima, o seconda (dipende dai criteri di calcolo) economia mondiale, quella dell’Unione europea, che si stava incartando sulla crisi greca. Era l’anno 2011, gli Stati Uniti erano usciti dalla loro crisi del debito privato e di qua dall’Atlantico si sceneggiava la crisi dei debiti pubblici. Adesso sono gli Stati Uniti che stanno spaventando l’Europa: il secondo o terzo (anche qui, dipende dai criteri di calcolo) attore del commercio mondiale che sposa e propaganda una politica protezionista, o mercantilista.

Trump, Xi Jinping e il trilemma di Rodrik

Lunedì, 23 Gennaio 2017

 Commento pubblicato dai quotidiani locali del gruppo Espresso il 22 gennaio 2017 

Nello stesso giorno nel quale si è insediato alla Casa Bianca il presidente degli Stati Uniti Donald Trump invocando il protezionismo per tornare a far grande la sua America, il governo cinese ha fatto sapere che nel 2016 la sua economia è cresciuta del 6,7 per cento. Un eloquente viatico, che segue il discorso pro-globalizzazione con il quale il premier cinese Xi Jinping ha conquistato i cuori dei miliardari di Davos e altri eventi rilevanti della settimana: la scelta del governo inglese di spingere per una uscita “dura” dall’Unione Europea, e la stessa partita che si sta giocando sul mercato delle automobili mondiale, che ha a che vedere con il rispetto delle regole ambientali ma è anche una guerra commerciale.

I ricchi e poveri. E Trump

Venerdì, 11 Novembre 2016

Commento scritto per i quotidiani locali del gruppo Espresso

“It’s the economy, stupid”: lo slogan con il quale Bill Clinton si prese la Casa Bianca nel ’92 è diventato un boomerang per sua moglie Hillary? Questa l’impressione che si ricava dalle prime letture del voto americano, e soprattutto dal passaggio in blocco verso Trump degli Stati detti della “rust belt”: o meglio della ex “cintura della ruggine”, ossia di quella che fu la culla dell’industria dell’acciaio. Ai democratici viene rimproverata l’incapacità di vedere le sofferenze economiche di uno strato sociale esteso e popolare. Eppure, negli Stati Uniti la Grande Recessione, iniziata nel 2008, è finita già nel 2010-2011; e lo scorso anno, per la prima volta dal 2007, il reddito mediano è aumentato, mentre il tasso di disoccupazione è al 4,9%. Se l’America profonda si rivolta e si consegna a Trump in una situazione del genere, cosa dovrebbe fare l’Europa piagata da una crisi durata per sei anni e da una disoccupazione quasi doppia?

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