Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Tarantelli, 25 anni dopo

Venerdì, 26 Marzo 2010

“Non mi piaceva la matematica, a scuola. Mio padre mi aiutava a fare i compiti, dicendo che con i numeri si possono risolvere i problemi della gente”. Suo padre era un economista, Ezio Tarantelli, ucciso dalle Brigate Rosse il 27 marzo di venticinque anni fa, nel parcheggio dell'università. E oggi raccontato dal bambino che non amava la matematica, Luca Tarantelli, che fa da narratore, ricercatore, interprete (e anche cantante, nel finale) nel docufilm “La forza delle idee”. Accompagnato e guidato dalla regista Monica Repetto – che ci ha reso, due anni fa, la cronaca del lavoro e delle sue stragi con ThyssenKrupp Blues – in un viaggio doloroso e intenso. Luca Tarantelli, che aveva appena compiuto 13 anni quando ammazzarono il padre, intervista gli amici, i colleghi, i testimoni della vita di Ezio, le cui parole scorrono sulle immagini che danno il senso della storia: quelle private, dal matrimonio un po' fricchettone nel campus di Boston alla partitella tra bambini a Villa Paganini; e quelle pubbliche, dai tavoli sindacali dove allora si fumava, alla grande manifestazione contro il taglio alla scala mobile (24 marzo '84), al funerale.

Il mestiere dell'economista è uno strano soggetto per un documentario. Lo introduce Carol Beebe Tarantelli, voce luminosa che accompagna interviste e immagini, e le commenta. “C'è quella famosa battuta sugli economisti: ci sono tre uomini in una stanza chiusa, sigillata, c'è una sola piccola finestra ma molto, molto in alto. Le pareti sono lisce. I tre devono uscire. Come fanno? Uno di loro è un economista, e ha un'idea: 'supponiamo di avere una scala....' “. La barzelletta torna utile oggi, visti gli sfracelli che hanno fatto gli economisti. Carol Tarantelli la racconta per dire che “Ezio non era così, era uno che trovava la scala”. Per fare questo lavoro, aveva preferito l'insegnamento alla Banca d'Italia (lo racconta Ciampi: “gli diedi un anno di tempo, poi doveva scegliere: o l'università o la Banca”). Aveva offerto i suoi studi alla Cgil, parlato lungamente con Lama (“ma poi non lo chiamarono più”, lo precisa Aris Accornero), prima di stringere un forte sodalizio con la Cisl di Carniti. “Inflazione, disoccupazione, ne sentivo parlare di continuo in casa. La prima volta che chiesi cosa vuol dire 'scala mobile' avevo otto anni”, dice Luca Tarantelli, che poi fa emergere da un racconto a più voci la “svolta” degli '80, quella che costò la vita al padre: la proposta di metter mano alla scala mobile, la ricerca di un meccanismo che interrompesse la spirale inflazione/salari/inflazione. Tarantelli voleva che il sindacato accettasse di programmare gli scatti della scala mobile, avendone in cambio impegni del governo su altri fronti della politica economica. “Fu allora che iniziò la concertazione”, dice Ciampi, che ne fu poi il massimo interprete fino all'accordo del '93 che porta il suo nome, col quale la storia della scala mobile finisce. Ma allora la concertazione non passò. La maggioranza della Cgil e il Pci erano radicalmente contrari, il clima nelle fabbriche era infuocato, molti temevano una perdita secca per i salari. Il governo Craxi fece d'autorità il decreto di San Valentino che tagliava la scala mobile. Anche se non era esattamente la sua proposta, Tarantelli (che non se ne sentiva “il padre”, e lo considerava “una vittoria tecnica, una sconfitta politica”) divenne un bersaglio. Un bersaglio di quelli, commenta Luca Tarantelli, che “prima volevano portare l'attacco al cuore dello Stato, poi cominciarono a colpire i cervelli dello Stato”.

Quelli che l'hanno ucciso non ci sono, nel documentario di Repetto e Tarantelli. Non è a loro che si chiede di spiegare e ricostruire. Lo fa il figlio, così come nel libro “Come mi batte forte il tuo cuore” l'aveva fatto Benedetta Tobagi per suo padre. Tutti e due inoltrandosi, con la parola o con le immagini, in un archivio familiare e al tempo stesso collettivo; e facendo passare il testimone di quella storia alla generazione che l'ha subìta.

Il documentario “Ezio Tarantelli, la forza delle idee” (Regia di Monica Repetto, produzione DerivaFilm) sarà proiettato stamattina in apertura del convegno internazionale su Ezio Tarantelli, alla Facoltà di Economia della Sapienza, via del Castro Laurenziano 9

Articolo pubblicato su "il manifesto", 26 marzo 2010

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