Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Tre scenari per il futuro e sono tutti preoccupanti

Lunedì, 12 Agosto 2019

Articolo scritto per i quotidiani locali del gruppo Gedi

Lo spettro dell’aumento dell’Iva. Il puzzle di una manovra impossibile. L’incognita del conto che presenteranno i mercati. L’incrocio tra la sessione di bilancio e la campagna elettorale è pericolosissimo, motivo per cui non si è mai votato in autunno. Il che apre a tre possibili scenari, tutti rischiosi.

Senza manovra. Se vince il partito del “voto subito”, che al momento conta una maggioranza in parlamento fatta, sulla carta, da Lega, Fratelli d’Italia e mezzo Pd (Renzi escluso, con i gruppi parlamentari a lui fedeli), i tempi tecnici dello scioglimento delle camere e del voto non sfornerebbero un governo prima di novembre inoltrato. E se i tempi si allungano? In questo caso, si andrebbe all’esercizio provvisorio, il che vuol dire un sostanziale blocco delle spese sui livelli del 2019: quanto alle entrate, a bocce ferme, la manovra per il 2020 è già scritta, e l’aumento dell’Iva dal 22 al 25%: 23 miliardi, rassicuranti per l’Europa e i mercati, ma non per i cittadini elettori che pagherebbero dalle loro tasche; né per l’economia, con l’impatto recessivo di un aumento dell’imposta sui consumi.  Senza contare il fatto che, nel frattempo, potrebbe essere lievitato lo spread, già in rialzo dall’annuncio extraparlamentare della crisi. L’emergenza economica apre altri due possibili scenari, alternativi.

Governo elettorale-Iva. La volontà di disinnescare le clausole Iva, sulla quale tutti i partiti concordano, e la necessità – sostenuta da molti – di evitare che il capo di uno dei partiti principali guidi la campagna elettorale dal delicatissimo ruolo di ministro degli Interni potrebbero portare a un governo di scopo. Una compagine di tecnici, con il solo compito di garantire regolari elezioni e trovare l’alternativa all’aumento dell’Iva. Non è una passeggiata: trovare le coperture per 23 miliardi (che salgono a 25 se si considera il finanziamento delle spese già programmate, e a 30 se si vuole tenere il deficit all’1,8%, come previsto dagli accordi con l’Europa) è una scelta squisitamente politica, sulla quale si dovranno cercare nuove maggioranze in parlamento, ma è molto difficile che si possa fare senza scontentare qualcuno, e dunque rischiare il consenso elettorale. In ogni caso, sarebbe un governo di scopo, dall’orizzonte e i compiti assai limitati, non a rischio di essere tacciato di “inciucio” o manovre di palazzo dalla propaganda salviniana.

Governo tecnico. È quello a cui pensano in inedita e rocambolesca alleanza Grillo e Renzi. Si tratterebbe di un governo giustificato, come altre volte nel passato, da emergenze esterne (l’Europa, i mercati, lo spread): un governo per traghettare l’Italia alle nuove elezioni varando la manovra anti-Iva ma anche il taglio dei parlamentari caro al M5S – e, chissà, anche una nuova legge elettorale. Su questo scenario conta il partito trasversale di chi vuole allontanare il voto il più possibile; e di certo anche Salvini, che già parla di “inciucio” e canta vittoria per essersi tirato fuori dalla responsabilità di far quadrare i conti per il 2020.

 

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