Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Tutte le critiche al prestito chiesto dalla Fca in Italia

Martedì, 19 Maggio 2020

All’inizio della pandemia ci si è preoccupati della questione delle risorse: se e come permettere ai governi, anche a quelli altamente indebitati come nel caso italiano, di fronteggiare il confinamento e l’emergenza economica. Poi sono arrivati gli strumenti: al livello europeo, con un allentamento dei vincoli agli aiuti di stato e anche alla disciplina della concorrenza. Dopo la ripresa delle attività, arriva la domanda più difficile: chi aiutare? Il ritorno dello stato – come salvatore, come ammortizzatore, come attore di politica industriale – avviene in un contesto globalizzato, dove le industrie più grandi non sono mai confinate dentro un paese. Il caso della Fca-Chrysler è solo un tassello di questo grande puzzle.

Tutto è cominciato quando sabato 16 maggio la multinazionale ha annunciato la volontà di usare alcune delle garanzie offerte dal governo italiano alle aziende attraverso il decreto Liquidità. Le polemiche sono incentrate sul fatto che la Fca-Chrysler, la capogruppo della Fca Italy, ha sede legale nei Paesi Bassi e sede fiscale a Londra, nel Regno Unito. In tanti si sono chiesti: è giusto che usi i vantaggi offerti dallo stato italiano se non paga tutte le tasse in Italia?

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