Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Tutti, tranne la Grecia

Domenica, 28 Giugno 2015

Commento pubblicato sui quotidiani locali Finegil (gruppo Espresso)

Nell’era della massima personalizzazione della politica, sono mancati proprio loro: i leader. Quelli capaci di decidere, di svoltare, di imprimere un colpo d’ala e uscire da una trappola in cui giorno dopo giorno il governo greco e “le istituzioni” - i suoi creditori - si sono cacciati.

 «Facciamo decidere il popolo. (Buffo, come suona radicale questo concetto!)», ha twittato il ministro Varoufakis subito dopo l’annuncio, venerdì notte, di ridare la parola agli elettori greci attraverso un referendum sulla proposta dell’Eurogruppo. Ma il popolo greco aveva già deciso: il 27 gennaio, quando con un voto che ha acceso le speranze di un Paese stremato ha chiesto di fermare l’austerità e restare nell’euro. La lunga e fumosa trattativa ha mostrato che la missione era impossibile? Stava al governo democraticamente eletto prenderne atto, e scegliere, per il suo popolo. Invece, con il colpo a sorpresa della convocazione del referendum Tsipras ha tentato un ultimo azzardo. Condizione essenziale per poter svolgere quel referendum, infatti, era che i creditori dessero ancora ossigeno, cioè liquidità, alla Grecia, per qualche giorno. Ma l’eurogruppo, ieri pomeriggio, ha detto no: il programma di assistenza finanziaria terminerà il 30 giugno, si legge in una dichiarazione firmata da tutti i paesi «tranne il membro greco». In quel “tranne” c’è la tragedia in atto. Tutti sono d’accordo nello staccare la spina, tranne il malato terminale. Si prepara il default, il fallimento, con i membri dell’Eurogruppo pronti a fare tutto quel che serve «per mantenere la stabilità nell’area euro».

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