Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Un non-leader per il sindacato

Giovedì, 03 Giugno 2010

Una miriade di sigle, alcune sconosciute anche a Wikipedia. Circa 250mila lavoratori. Due anni di assemblee e congressi, conclusi la settimana scorsa al cinema Capranica di Roma con spumante finale, per brindare alla notizia: una cosa che si unisce a sinistra, nel variegato mondo del sindacalismo di base, extra e anti-confederale. La neonata cosa si chiama Usb, Unione sindacale di base. E Paolo Leonardi, romano, 55 anni di cui 30 dentro l'Inps a fare le Rappresentanze di Base, è uno dei suoi non-leader. Non-leader, perché “non abbiamo segretari, ma una gestione collettiva”. Affidata a un esecutivo di tredici membri (solo due donne).

“Non l'abbiamo deciso al vertice di unirci, ce l'ha chiesto la base”, dice Leonardi. A maggio di due anni fa, in un teatro milanese, dove i sindacati di base dovevano solo parlare un patto d'azione comune e dalla platea è arrivata al palco una richiesta secca: unitevi, uniamoci. Una parola, per un mondo nel quale allo storico know how della sinistra in fatto di divisioni si sono aggiunte le spinte microcorporative sindacali. E invece l'hanno fatto, con 6-7.000 assemblee e centinaia di congressi, “a partire dal territorio”, referente mitico del linguaggio, e anche della pratica, del sindacalismo di base. Leonardi è partito, negli anni '70, da quello romano. Dove, come molti militanti della sinistra extraparlamentare, stava nei comitati popolari: battaglie contro il carotariffe, “autoriduzioni”, occupazioni di case. Ancora si commuove pensando a com'era Roma, “la gente girava con il materasso sul tetto della macchina, cercando la casa da occupare”. E la pratica dello squatter gli è rimasta appiccicata: da quando ha occupato il centro di calcolo dell'Inps, appena entrato da precario (ci è rimasto poi fino ad oggi), a quella volta che occupò per protesta con la RdB l'ufficio del ministro Bassanini alla Funzione pubblica, prendendosi una condanna a cinque mesi per interruzione di pubblico servizio. Una biografia da barricadero, arricchita però anche da vari incarichi istituzionali, come quello di consigliere Cnel. “Noi non siamo quelli che dicono sempre no: di accordi ne abbiamo firmati tanti. E adesso chiediamo di essere convocati a tutti i tavoli di trattativa”. Andandosi a sedere al fianco di quei confederali che attaccano a ogni pie' sospinto: “A me la Cgil mi ha cacciato trent'anni fa, noi rifiutiamo la concertazione che ci ha rovinato”.

E la contrapposizione a Cgil, Cisl e Uil è uno dei tratti unificanti delle varie sigle che si sono sciolte nella Usb: il pubblico impiego delle RdB, i privati della SdL (a sua volta risultante da una parte dei Cobas dell'Alfa e vari sindacati autonomi dei trasporti), una parte di Cub, più quello che adesso chiamano “sindacato metropolitano”: strutture territoriali di senza-casa, studenti, migranti. Stanno per ora alla finestra i macchinisti dell'Orsa, i Cobas “storici” e lo Snater, “ma molti entreranno”. Ma se prima ogni singolo pezzo della nuova galassia poteva bloccare una città con uno sciopero o un sit-in improvviso, adesso che faranno? Sciopereranno tutti insieme, come un sindacato generale? “Sono gli eventi che ci spingono, il potere delle piccole nicchie è finito. A un certo punto ci siamo accorti che avevamo i nostri lavoratori sui tetti ovunque, pubblici e privati, operai e ricercatori precari: abbiamo capito che dovevamo unificarci. Certo ci saranno contraddizioni, ma l'importante è non perdere contatto con la gente sui posti di lavoro”. Per adesso, ci pensa la manovra economica a cementare il fronte: primo appuntamento il 5 giugno, trasformato in corsa da corteo in solidarietà con i greci a manifestazione contro “la finanziaria-massacro”; e poi blocco degli scrutini, e sciopero del pubblico impiego il 14 giugno.

Pubblicato su L'espresso del 3 giugno 2010

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