Roberta Carlini

Giornalista, si occupa (quasi) di tutto a partire dall'economia

Varoufakis, e la sua maglietta fina

Martedì, 07 Luglio 2015

 

Articolo pubblicato sui giornali locali del gruppo Espresso (Finegil)

“Varoufakis si è dimesso. Quindi stasera è libero, ragazze!”. Non c’è solo Lia Celi (autrice del tweet appena citato, giornalista e conduttrice tv) a pensarla così, sulle dimissioni del momento. L’ex ministro delle finanze greco, nei suoi cinque turbolenti mesi di governo, ha conquistato molti primati.  E’ stato il primo ad andare ai vertici in motocicletta, a passare dai paper accademici alla realtà in mezza giornata, a frequentare i banchieri con la camicia fuori dai pantaloni, a portare Marx e Keynes nell’eurogruppo, a dimettersi con un tweet. Ma soprattutto è stato il primo uomo politico a essere trattato come una donna: giudicato per il suo aspetto prima che per le sue azioni, per come si veste più che per quel che dice, per la sua capacità di smuovere anche emozioni non strettamente politiche. Un ministro-oggetto, insomma: del desiderio.

E così: “icona sexy” (Die Welt), “trasuda virilità classica” (Stern), “povero ma sexy” (Stylebook). Associato a maschi forti, carismatici, più o meno cattivi: dallo Schwarznegger di Terminator, al Bruce Willis di Die Hard, a Marlon Brando di Apocalypse Now (diventato per l’occasione Acropolis Now), fino al mago oscuro Voldemort di Harry Potter e al dottor Spock di Star Trek. Così da ieri il web pullula di commenti affranti delle orfane di “Varou”, manco si fosse sposato George Clooney.

Cosa ha fatto di un uomo di studi, fino ad allora intento a scrivere “oscuri testi accademici” (come lui stesso ha scritto di sé, su twitter), un sex symbol della politica globale? Le modalità della breve parabola del suo potere, certo (anche il resto della compagnia Tsipras, nella media, ha innovato l’estetica non poco). Il fatto di frequentare e saper usare i social media, anche. L’avere una bella faccia fotogenica, e non dimenticare di frequentare la palestra, va da sé. L’anticonformismo, culminato nella maglietta verdolina un po’ aderente, a evidenziare i pettorali, dell’ultima conferenza stampa nel giorno del referendum. La malizia con la quale i suoi avversari hanno preso al volo questi pregi, trasformandoli in difetti. O tutte queste cose insieme, unite a una enorme, inarrivabile noia verso la standardizzazione dell’offerta (estetica) politica. Sia come sia, le donne ringraziano: per una volta, a un uomo è stato riservato il trattamento standard che l’attenzione pubblica riserva alle donne che si affermano in politica e affari. Chissà che non sia un altro passo verso la piena parità – proveniente, sia detto per inciso, da un governo (quello greco) al 100 per cento maschile, altro che quote.

* Articolo pubblicato il 7 luglio 2015 sui giornali locali Finegil (gruppo Espresso)

 

Commenti

l'avevo sostenuto mesi addietro. Che toccava ora agli uomini in nome della parita' sopportare velini! che ire funeste, finti misunderstanding, accuse di stupidita', d'irrilevanza rispetto all'argomento, friends. Come diceva mio padre: sì tu hai ragione, ma la gente si scoccia. Ma già' da bambina mi divertivo io, eppero'. Sì, il Tempo e' gentildonna.

Inviato da Maristella Buonsante il

bella analisi.
I pregidi Varoufakis sono stati chiaramente usati per denigrarlo e delegittimarlo dal puntodi vista politico.
mi sembra però che ci sia poco da esultare, se la parità si raggiunge al ribasso.
Sarebbe come se,davanti alla richiesta di matrimonio egualitario, si vietasse a tutti di sposarsi.

Inviato da max il

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